La caccia “furtiva” delle megattere

Le megattere riescono a decimare interi banchi pesci grazie alla loro colossale dimensione, che non viene percepita come una minaccia fino a una distanza tale da non permettere la fuga alle prede: un inganno percettivo frutto di una relativamente recente storia evolutiva delle grandi dimensioni cetacei


Per molti animali marini l’essere gregari, vivere in grandi banchi, è un fattore di sicurezza. Alcune specie di pesci, come le acciughe (Engraulis encrasicolus), hanno evoluto una formazione a banchi principalmente sotto lo stimolo di predatori come squali e leoni marini: questi sono predatori che inseguono i singoli individui separandoli dal gruppo e quindi causando poche vittime tra i pesci. La strategia del banco, tuttavia, non sembra così efficacie nel preservare il grosso degli individui quando il predatore è decisamente un titano dei mari, come la megattera (Megaptera novaeangliae). I pesci, secondo uno studio pubblicato su PNAS, non rilevano i predatori delle dimensioni di una balena come una minaccia mortale, finché non è troppo tardi. Le balene hanno acquisito le loro colossali dimensioni negli ultimi cinque-sette milioni di anni (Pikaia ne ha parlato qui e qui), e secondo i ricercatori della Hopkins Marine Station della Stanford University, i modelli di comportamento dei pesci più piccoli sono rimasti piuttosto costanti, dando alle balene un notevole vantaggio.

Ma come fanno le balene, che hanno capacità di cambio direzione e velocità (in proporzione) decisamente inferiori ai piccoli pesci, a catturare queste difficili, seppur numerose, prede? Per scoprire come questi enormi e relativamente lenti predatori sono in grado di cogliere di sorpresa pesci molto più piccoli, i ricercatori hanno ricreato un attacco di balena in un ambiente di laboratorio, utilizzando uno stimolo (dei puntini di adeguate dimensioni) che simulava un predatore che cambia la percezione, nella preda, delle sue dimensioni: proprio come quando una megattera si avvicina lentamente alle singole acciughe. Il team ha anche raccolto dati sul comportamento dei banchi di acciughe nella baia di Monterey e nel sud della California. Come hanno scoperto i biologi, le megattere sono predatori talmente enormi che i pesci non li percepiscono nemmeno come minacce quando si avvicinano da lontano. In entrambi gli ambienti di studio, hanno scoperto che i pesci hanno lo stimolo della fuga solo dopo che le balene hanno aperto le fauci per prepararsi a inghiottire quanti più esemplari possibile: quando ormai è troppo tardi per una fuga in massa efficace. Le megattere ritardano l’espansione delle loro fauci fino a quando non si avvicinano a banchi di acciughe. Le megattere sono, quindi, incentivate a ritardare l’inghiottimento fino a quando non sono molto vicine alle prede, anche se questo si traduce in una maggiore resistenza idrodinamica in fase finale di attacco.

L’esasperazione della differenza delle dimensioni tra preda e predatore risulta quindi un fattore di scontro che punta sulla diversa percezione dell’ambiente che vede, momentaneamente, le balene in vantaggio: le dimensioni contano, ma non necessariamente nel modo in cui si potrebbe pensare.


Fonti
David E. Cade, Nicholas Carey, Paolo Domenici, Jean Potvin, and ProfileJeremy A. Goldbogen; Predator-informed looming stimulus experiments reveal how large filter feeding whales capture highly maneuverable forage fish; doi.org/10.1073/pnas.1911099116

Immagine: This image was taken by a United States government employee during the course of their work and as such is in the public domain. [Public domain]