La colorazione delle zebre: un’arma contro i tafani

Le strisce tipiche delle zebre disorientano i tafani, che, seppur attratti da questi animali, non riescono a posarsi stabilmente su di loro, proteggendole dalle loro punture


Non mimetismo, comunicazione o calore, la colorazione delle zebre sarebbe il risultato di un adattamento alle punture dei tafani (ditteri, tabanidi). Insetti noti anche alle nostre latitudini, soprattutto ai frequentatori di spazi naturali, simili alle mosche ma con un apparato boccale in grado di pungere la spessa epidermide dei grossi mammiferi, di cui succhiano il sangue per nutrirsi. Queste conclusioni sono frutto di un lavoro coordinato tra università europee e statunitensi (Università della California Davis, Usa; Universtià di Bristol, UK; Università di Exeter, UK; Università di Almere, Paesi Bassi), che hanno osservato il comportamento di tafani con zebre e cavalli prima di pubblicare i risultati sulla rivista Plos One.

Gli autori hanno confrontato il comportamento dei tafani in presenza sia di zebre che di cavalli uniformemente colorati, posti in condizioni simili condividendo lo stesso spazio. I ricercatori hanno documentato che i tafani non cambiano la frequenza con cui ronzano intorno e cercano di entrare in contatto con gli animali di entrambe le specie. Tuttavia,, è la permanenza sull’ospite stesso ad essere significativamente diversa tra zebre e cavalli. In particolare, i tafani si fermano meno sulle zebre, ciò è vero sia per il confronto con cavalli bianchi o chiari che per gli individui con colorazioni più scure. In sostanza, i tafani con le zebre falliscono la procedura di atterraggio: si avvicinano ad esse senza rallentare prima la velocità, così facendo rimbalzano letteralmente sulla cute dell’animale invece di posarcisi sopra.

Un ulteriore conferma di questo risultato è stata ottenuta dagli scienziati nel momento in cui hanno travestito da zebra un cavallo con colorazione uniforme. Una volta “travestiti”, i cavalli ricevevano molti meno contatti dai tafani lungo il corpo zebrato che non sulla testa non camuffata. Per quest’ultima, inoltre, i dati erano assolutamente sovrapponibili con i contatti con tafani avvenuti in assenza di travestimento.

La colorazione delle zebre sembra quindi confondere i tafani, compromettendo la loro capacità di regolare il volo impedendo loro di posarsi adeguatamente sulle zebre. Zebre che, per altro, cercano di cacciare tafani e mosche molto più attivamente rispetto a quanto fatto dai cavalli, muovendo la coda in continuazione e spostandosi se eccessivamente infastidite.

Questa idea, sebbene interessante, non è comunque una novità assoluta (Pikaia ne ha parlato qui): i tafani erano già stati indicati tra i possibili agenti selettivi responsabili della colorazione delle zebre, ritenendo però che la diversa colorazione potesse renderle letteralmente meno visibili agli insetti ematofagi. Con questo nuovo studio sappiamo ora che non è del tutto corretto.

La difesa da insetti ematofagi può avere avuto un ruolo molto importante nell’evoluzione di queste specie, limitando la diffusione di malattie infettive trasmesse tramite la loro puntura.


Riferimenti:
Caro T. et al. 2019. Benefits of zebra stripes: Behaviour of tabanid flies around zebras and horses. Plos One 14(2): e0210831.

Immagine: da Caro et al. Plos One 14(2): e0210831.