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La comprensione della complessità del microbioma umano sta acquisendo un ruolo sempre più importante nell’ambito di diverse discipline mediche. La sfida principale, nel tentativo di comprendere quali equilibri esistano in questo mondo finora poco esplorato, consiste nell’approccio metodologico da utilizzare. Quello tradizionale delle scienze mediche è sempre stato tendenzialmente riduzionista, volto ad individuare semplici relazioni di causa-effetto all’interno di sistemi


La comprensione della complessità del microbioma umano sta acquisendo un ruolo sempre più importante nell’ambito di diverse discipline mediche. La sfida principale, nel tentativo di comprendere quali equilibri esistano in questo mondo finora poco esplorato, consiste nell’approccio metodologico da utilizzare. Quello tradizionale delle scienze mediche è sempre stato tendenzialmente riduzionista, volto ad individuare semplici relazioni di causa-effetto all’interno di sistemi che sono analizzati in maniera isolata rispetto al loro ambiente. Se ci atteniamo a questo tipo di approccio però, i risultati emersi finora dalle ricerche sul microbioma umano lasciano non poche perplessità. La fauna batterica individuale, infatti, non è un’entità fissa, ma anzi, mostra cambiamenti continui nel corso dei mesi senza evidenti cause esterne. Inoltre, anche una piccola perturbazione può causare cambiamenti anche persistenti nella composizione del microbioma.

Infine, quando diversi individui sono soggetti alla stessa perturbazione, i cambiamenti nella loro fauna batterica intestinale non sono necessariamente uguali, ma ognuno risponde in maniera diversa. Dalle ricerche attuali emerge un altro aspetto interessante: sembra che praticamente tutti gli individui che hanno partecipato alle ricerche cadano all’interno di una fra tre distinte tipologie, definite dalla presenza e abbondanza di diverse specie batteriche nel loro intestino.

Partendo da queste considerazioni, alcuni biologi si sono chiesti quale sia, quindi, l’approccio migliore per affrontare l’analisi di questo mondo alieno all’interno del corpo umano e ne hanno discusso in un articolo recentemente pubblicato su Trends in Ecology and Evolution. Le loro conclusioni sono in effetti molto semplici: serve un cambio di prospettiva. Il medico deve diventare un po’ biologo e iniziare a pensare al microbioma umano come a un sistema complesso e dinamico, utilizzando quei modelli di indagine che i biologi usano da decenni nello studio degli ecosistemi. La palla è stata lanciata, se la medicina sarà in grado di raccoglierla e affrontare con questo nuovo punto di vista lo studio del microbioma umano, possiamo essere certi che questo campo di ricerca ci riserverà presto nuove sorprendenti scoperte, che potrebbero avere un impatto significativo nella conoscenza e nella cura di diverse patologie.

Silvia Demergazzi

Riferimenti:
John W. Pepper and Simon Rosenfeld. The emerging medical ecology of the human gut microbiome. Trends in Ecology and Evolution 2012; 27(7):381-384

Immagine da Wikimedia Commons