La condivisione dei risultati della ricerca scientifica: uno studio coordinato dalla Sapienza fa il punto della situazione in genetica umana

Condividere, condividere, condividere. Non è solamente un’esigenza sempre più sentita nelle nostre società in crisi, ma anche un aspetto cruciale per il progresso della scienza. Da una piena e diffusa condivisione dei dati della ricerca può dipendere, infatti, non solo un migliore sfruttamento delle risorse economiche ed umane, ma anche la possibilità di testare nuove ipotesi , verificare eventuali errori


Condividere, condividere, condividere. Non è solamente un’esigenza sempre più sentita nelle nostre società in crisi, ma anche un aspetto cruciale per il progresso della scienza. Da una piena e diffusa condivisione dei dati della ricerca può dipendere, infatti, non solo un migliore sfruttamento delle risorse economiche ed umane, ma anche la possibilità di testare nuove ipotesi , verificare eventuali errori sperimentali, validare nuovi strumenti d’analisi e software e pianificare al meglio studi futuri. Nell’ultimo decennio la comunità scientifica internazionale sembra aver acquisito una maggiore consapevolezza dell’importanza di una disponibilità integrale dei risultati della ricerca. Tuttavia, sono ancora pochi e parziali gli studi che hanno affrontato il problema con un approccio quantitativo. Di fatto, non sono ancora disponibili vere e proprie analisi del grado e delle modalità di condivisione dei dati nei principali campi di ricerca. Una lacuna importante, se si considera l’apporto che questo tipo di studi può dare sia per mettere a fuoco i problemi che limitano la disponibilità di nuove conoscenze che per sviluppare nuove e più efficaci strategie di condivisione.

Proprio in questa direzione si muove lo studio coordinato da Giovanni Destro Bisol del Dipartimento di Biologia Ambientale, realizzato in collaborazione con l’Università di Cagliari e l’Istituto Italiano di Antropologia , che viene pubblicato sul numero del 5 giugno dalla rivista Plos One. I ricercatori hanno applicato un protocollo creato ad hoc per l’analisi dettagliata del grado e delle modalità di condivisione dei dati su un campione di 508 lavori scientifici pubblicati tra il 2008 e il 2011, selezionati utilizzando il popolare motore di ricerca PUBMED. Oltre all’analisi dei contenuti delle pubblicazioni, la disponibilità dei dati è stata verificata inviando richieste specifiche agli autori dei lavori i cui dati non risultavano essere condivisi. Coerentemente con una filosofia “open data”, sono stati messi a disposizione non solo tutti i dati raccolti per verifiche e approfondimenti, ma anche gli strumenti per replicare facilmente lo studio in altri settori di ricerca.

Lo studio si è concentrato sugli studi di genetica umana, un settore in cui la condivisione dei dati dovrebbe essere ormai “common-practice” grazie alla natura codificata dell’informazione genetica, alla riproducibilità dei risultati e all’ampia disponibilità di portali e database online per l’archiviazione e la disseminazione dei dati. Un aspettativa, sfortunatamente, non confermata dai dati. La ricerca ha messo in evidenza che una parte consistente dei dati, superiore a un quinto del totale, non viene condivisa; questo valore scende di poco (dal 21.9% al 16.6%) considerando anche i risultati forniti dagli autori interpellati nel corso dello studio. Importante è anche l’osservazione che il livello di condivisione non supera l’80% nemmeno nelle riviste scientifiche più citate o che hanno adottato politiche editoriali per favorire una disponibilità integrale dei dati.

Ma allora, cos’è possibile fare per aumentare la disponibilità dei dati scientifici? In primo luogo, adattare le strategie ai problemi specifici di ogni settore di ricerca. Questa esigenza è segnalata chiaramente dalla minore propensione alla condivisione dei dati osservata nelle ricerche in genetica medica rispetto a quanto accade in genetica forense o in genetica evoluzionistica umana, una differenza probabilmente legata alle maggiori possibilità di sfruttamento commerciale e all’alto livello di competitività esistente tra i ricercatori operanti in questo settore. Oltre a questo, è importante che una piena condivisione diventi condizione indispensabile per l’accettazione finale da parte delle riviste scientifiche, piuttosto che una semplice raccomandazione, facendo si che i dati vengano depositati in database online che assicurano un controllo di qualità dei risultati. Infine, è cruciale rendere consapevoli non solo gli studiosi ma anche l’opinione pubblica della necessità di sfruttare maggiormente le risorse dedicate alla ricerca scientifica. Nel corso dello studio è stato stimato che una percentuale di risorse vicina al 30% del totale è stata impiegata per produrre risultati che non sono poi integralmente messi a disposizione della comunità scientifica. Vi sono quindi margini importanti su cui lavorare per ottimizzare il rapporto tra nuove acquisizioni e risorse impiegate, in modo da far progredire più velocemente la ricerca in genetica umana e, con ogni probabilità, in altri settori della scienza.


Riferimenti:
Milia M, Congiu A, Anagnostou P, Montinaro F, Sanna E, Destro-Bisol G. Mine, yours, ours? sharing data on human genetic variation. Plos One, publication expected on June 5th 2012 (embargo up to 2 p.m. Pacific Time (5 p.m. Eastern) on 5/30/2012).