La faccia dei Neandertal

Alcune caratteristiche morfologiche dei Neandertal sono state interpretate come adattamenti al freddo, dal momento che la maggioranza di essi sono vissuti in Europa durante i periodi glaciali. I loro arti sono relativamente corti e robusti se paragonati a quelli dei membri della nostra specie, come si osserva tipicamente negli animali adattati alle basse temperature, e recentemente  è stato ipotizzato, studiando


Alcune caratteristiche morfologiche dei Neandertal sono state interpretate come adattamenti al freddo, dal momento che la maggioranza di essi sono vissuti in Europa durante i periodi glaciali. I loro arti sono relativamente corti e robusti se paragonati a quelli dei membri della nostra specie, come si osserva tipicamente negli animali adattati alle basse temperature, e recentemente  è stato ipotizzato, studiando il loro calcagno, che non dovessero essere predisposti per una resistenza nella corsa paragonabile alla nostra, probabile conseguenza indiretta della vita in ambienti freddi  (Pikaia ne ha parlato qui)

Un’altra caratteristica anatomica, che ha sede nel massiccio facciale dei Neandertal, interpretata sin dall’inizio come un evidente adattamento alla rigidità climatica è la presunta grande ampiezza dei seni paranasali. Si è sempre considerato che il naso e gli zigomi dei Neandertal fossero notevolmente più espansi in confronto con gli altri ominidi, in quanto avrebbero ospitato cavità ossee (seni paranasali appunto) estremamente ampie, in cui veniva scaldata l’aria fredda che inspiravano dal naso, prima di essere spinta fino ai polmoni.

Tuttavia, studi recenti su ominidi ed animali attualmente viventi hanno suggerito l’esistenza di una relazione diametralmente opposta: gli Homo sapiens  viventi nelle regioni artiche hanno evidenziato seni meno ampi, similmente a quanto mostrato dai macachi provenienti da distretti biogeografici corrispondenti. Inoltre, quando i ratti erano allevati in condizioni  artificialmente fredde, andavano incontro ad una netta riduzione dei seni paranasali, che appariva essere la risposta adattativa all’abbassamento della temperatura. Queste evidenze indicano che se i Neandertal erano caratterizzati da una grande ampiezza dei seni paranasali, questa condizione non può essere interpretata come un adattamento alle basse temperature, le quali al contrario dovrebbero stimolare lo sviluppo di seni di volume ridotto.

Ad assestare il colpo definitivo alla teoria classica della faccia plasmata dai climi freddi ci ha pensato un team di ricercatori della Roehampton University di Londra, che ha pubblicato recentemente sul Journal of Human Evolution un nuovo studio dedicato ai seni paranasali dei Neandertal, con l’obiettivo di verificare l’assunzione secondo cui  sarebbero espansi e iper-pneumatizzati.  Gli autori, mediante un confronto diretto con un campione di Homo sapiens europei recenti, hanno dimostrato che le dimensioni relative dei seni dei Neandertal non differiscono significativamente da quelle dei loro cugini. Semplicemente la loro faccia era nel complesso più grande della nostra, e di conseguenza i loro seni paranasali erano proporzionalmente espansi.

Pertanto, se da un lato i caratteri relativi allo scheletro postcraniale dei Neandertal continuano ad essere considerati il risultato di un adattamento al freddo, i tratti tipici del massiccio facciale di questi ominidi non possono essere descritti come il prodotto della pressione selettiva operata dai rigori climatici a cui erano sottoposti. Sia il prognatismo che la grande ampiezza del naso sono caratteristiche che non si riscontrano normalmente nei mammiferi artici, esseri umani inclusi, e l’ampiezza relativa dei seni paranasali è in realtà paragonabile a quella dell’uomo attuale, carattere ereditato senza apparenti cambiamenti evolutivi dall’antenato comune ad entrambe le specie. 

Fabio Perelli
 

Riferimenti:
Rae, T.C., Koppe, T. & Stringer, C.B. (2011) The Neanderthal face is not cold adapted. Journal of Human Evolution 60, 234-239.