La Mente funziona o non funziona così? Il dibattito Fodor-Pinker

Segnalo un’interessante articolo dello psicologo Steven Pinker, che risponde alle critiche di Jerry Fodor al suo approccio allo studio della mente come organo computazionale modellato dalla selezione naturale. Nel libro “la mente non funziona così” pubblicato nel 2001 da Laterza, nato in seguito ad un ciclo di lezioni tenute qui in Italia presso l’istituto scientifico San Raffaele, Fodor si concentra

Segnalo un’interessante articolo dello psicologo Steven Pinker, che risponde alle critiche di Jerry Fodor al suo approccio allo studio della mente come organo computazionale modellato dalla selezione naturale. Nel libro “la mente non funziona così” pubblicato nel 2001 da Laterza, nato in seguito ad un ciclo di lezioni tenute qui in Italia presso l’istituto scientifico San Raffaele, Fodor si concentra su due libri in particolare: Come funziona la mente, (2000, Mondadori, Milano) di Pinker e Introduzione alla psicologia evoluzionistica, di H. Plotkin (Astrolabio, Roma, 2002) che ha un approccio simile. Approccio, a volte chiamato la “Nuova Sintesi”, anche conosciuto come “Psicologia Evoluzionistica”, che combina l’idea della mente come organo computazionale, composta da un numero di facoltà specializzate, con quella del mondo naturale come il prodotto della selezione naturale su entità replicanti, i geni. Il profilo della mente delineato è quindi quello di un’insieme di strutture di computazione, specializzate ed evolute nel tempo: “un sistema di organi di computazione che avrebbe permesso ai nostri antenati di sopravvivere e riprodursi nel mondo fisico e sociale” (Pinker, 2005:2) Fodor attacca questo approccio principalmente in tre punti: la mente computazionale, intesa come macchina di Turing, non sarebbe in grado di operare quella che lui definisce “abduzione”, ossia utilizzare informazioni contestuali per inferire la spiegazione migliore e, anche se un sistema modulare massivo riuscisse a farlo, a quel punto non sarebbe plausibile la sua esistenza sotto altri aspetti: “presa alla lettera, essa [l’idea della modularità massiva] rasenta l’incoerenza; presa in senso lato, risulta priva di plausibilità empirica” (Fodor, 2001:69-70). Inoltre, per il filosofo americano, l’architettura cognitiva non può essere il prodotto della selezione naturale, e quindi la prospettiva evolutiva non sarebbe in grado di aiutarci nella comprensione della nostra vita mentale. Pinker riprende tali critiche nel suo articolo e mostra come, a suo avviso, queste non colgano nel segno, perché si riferiscono a concetti che sono intesi diversamente da come l’intende lo psicologo di Harvard: per quanto riguarda il primo punto, infatti, l’autore sostiene che la sua idea di mente computazionale sia diversa dalla computazione della macchina di Turing e che quindi le limitazioni che Fodor individua in essa non sono influenti per il suo approccio. Anche l’idea di specializzazione modulare della mente è concepita dall’autore in maniera diversa da come Fodor la descrive nel suo libro. Infine Pinker difende la prospettiva evolutiva come fondamentale strumento per lo studio del mentale. Riferimenti: Fodor, Jerry, 2001, La mente non funziona così, Laterza, Bari Pinker, Steven, 2005, “So how does the Mind work”, Mind and cognition, 20(1), pp. 1-24 [disponibile sul sito dell’autore all’Url: http://pinker.wjh.harvard.edu/articles/index.html] Jacopo Romoli