La metamemoria dei macachi

La capacità di giudicare la solidità dei propri ricordi si è a lungo ritenuta esclusiva della specie umana, ma un recente studio rivela la sua presenza nei macachi e localizza la zona cerebrale che la controlla

La metamemoria si può definire come l’abilità di giudicare la propria sicurezza nel ricordare qualcosa, e fa parte del più ampio ambito della metacognizione, una delle funzioni che consiste nella capacità di valutare le proprie conoscenze e le proprie percezioni. Inizialmente si credeva che fosse una prerogativa del solo Homo sapiens, ma negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato come ne siano provvisti anche altri primati, oltre ad alcuni roditori e uccelli.

Nell’ambito di questo filone di ricerca, un gruppo dell’Università di Tokyo ha sviluppato dei test specifici per i macachi, che sono stati illustrati in un articolo pubblicato su Science e nei quali i primati valutavano la propria sicurezza nel ricordare eventi passati.

Le attività sono state organizzate in tre fasi. Nella prima, ai macachi veniva richiesto di memorizzare una serie di immagini; nella seconda, dovevano indicare se avevano già visto una determinata immagine oppure se era nuova per loro, e ottenevano una ricompensa più o meno alta in seguito a una scommessa sulla base di quanto ritenessero affidabile il ricordo. È stato possibile dedurre che le scommesse erano più alte quando i macachi si ritenevano particolarmente fiduciosi di aver ricordato correttamente. Durante questa seconda fase, le scimmie sono state sottoposte a risonanza magnetica funzionale, e sono state individuate le aree neurali che si attivavano durante questi test. Si tratta di una regione chiave della corteccia prefrontale nota come “area 9”.

Tuttavia, sapendo che non sempre le aree che si attivano durante una certa mansione sono coinvolte nello svolgimento della stessa, i ricercatori hanno proseguito con la terza fase dello studio, iniettando un alcaloide derivato dal fungo Amanita muscaria, chiamato muscimolo. Questa sostanza chimica ha soppresso temporaneamente l’attività neuronale delle regioni evidenziate nella fase precedente.

Il risultato è stato una riduzione significativa della capacità, da parte dei macachi, della fiducia nella propria capacità di rievocare i propri ricordi, ma non ha influenzato la loro capacità di costruirne di nuovi o richiamare alla mente quelli che avevano già memorizzato in precedenza.

La ricerca ha dunque dimostrato, oltre alla presenza di abilità metamnemoniche nei macachi, l’indipendenza delle funzioni associate alla memoria e alla metamemoria, che si basano su aree cerebrali distinte. Gli autori dello studio suggeriscono che questo tipo di ricerca sulla metacognizione può essere esteso ad animali appartenenti anche ad altre specie, nel tentativo di dedurre l’origine evolutiva del pensiero superiore e del ragionamento.


Riferimento:
Miyamoto et al., Causal neural network of metamemory for retrospection in primates, Science 355-6321, 188-193 (2017), doi: 10.1126/science.aal0162 

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