La moltiplicazione delle lucertole

Uno dei maggiori problemi nella conservazione delle specie naturali riguarda le difficoltà nell’identificazione dei taxa da salvaguardare. Non è facile, infatti, determinare con certezza se un entità biologica che si trova in una determinata area geografica sia una sottospecie o un ecotipo all’interno di una specie, o addirittura un altra entità specifica, dunque riproduttivamente isolata. Le metodologie di indagine sono

Uno dei maggiori problemi nella conservazione delle specie naturali riguarda le difficoltà nell’identificazione dei taxa da salvaguardare. Non è facile, infatti, determinare con certezza se un entità biologica che si trova in una determinata area geografica sia una sottospecie o un ecotipo all’interno di una specie, o addirittura un altra entità specifica, dunque riproduttivamente isolata.

Le metodologie di indagine sono molte, e (ahimè) spesso contradditorie. Ci sono analisi genetiche, le quali forniscono indicazioni obiettive della distanza (intesa come differenza nelle sequenze genomiche) tra due entità biologiche, la cui interpretazione è tuttavia soggettiva. La medesima distanza gentica, infatti, in alcuni gruppi animali potrebbe riguardare specie differenti mentre in altri due sottospecie all’interno dello stesso livello specifico.

Ci sono analisi ecologiche, che vanno ad indagare le abitudini e lo stile di vita delle entità biologiche in esame. Anche in questo caso i risultati potrebbero essere contradditori, in quanto specie filogeneticamente distanti potrebbero aver sviluppato il medesimo stile di vita in seguito all’adattamento al medesimo ambiente (convergenza evolutiva) o, viceversa, popolazioni della stessa specie che vivono in contesti ecologici molto differenti aver evoluto strategie di sopravvivenza molto diverse tra loro.

Ci sono, infine, le analisi morfologiche il cui obiettivo è valutare le somiglianze e le differenze a livello fenotipico tra le diverse entità biologiche. Basta citare le cosiddette specie gemelle (quasi morfologicamente identiche ma molto distanti filogeneticamente) per mostrare come anche questo approccio è spesso molto limitativo.

Che fare, dunque? Se si hanno i mezzi e il tempo, si potrebbe tentare un approccio combinato delle diverse metodologie e, come illustrato sull’ultimo numero di PNAS, i rislutati non mancano. Un gruppo di ricercatori ha focalizzato la propria attenzione sulla lucertola cornuta della California (Phrynosoma coronatum) e, mediante analisi morfologiche, ecologiche e molecolari, è riuscito a mostrare come le popolazioni di questa specie siano, in realtà, suddivise in ben tre specie diverse. Le due nuove specie, chiamate P. cerroense e P. blainvillii, vivono rispettivamente nella regione centrale della Baia California e in California del Nord, mentre la specie originaria sarebbe invece confinata nell’area più meridionale della baia stessa. Da qui, mediante alcuni episodi migratori, alcune popolazioni avrebbero dato origine alle due nuove specie, che si sono successivamente adattate alle diverse condizioni ecologiche, manifestando piccole differenze (ma sufficienti per essere identificate) sia a livello morfologico che genetico.

Problema risolto? Assolutamente no, almeno a quanto emerge da un altro risultato: la specie P. blainvillii sarebbe suddivisa in tre popolazioni ben distinte tra loro, che, se verranno eseguiti altri studi più approfonditi, potrebbero raggiungere lo status di specie incipiente. Da tre le specie potrebbero invece essere ben cinque. Problema senza fine.

Come si è capito, il confine tra le specie è assai labile: la variabilità e la diversità degli organismi in natura forse ci sfuggirà sempre, anche se noi ce la mettiamo tutta per comprendere la straordinaria biodiversità che ci circonda…

Andrea Romano


Riferimenti:
Adam D. Leaché, Michelle S. Koo, Carol L. Spencer, Theodore J. Papenfuss, Robert N. Fisher, Jimmy A. McGuire, Quantifying ecological, morphological, and genetic variation to delimit species in the coast horned lizard species complex (Phrynosoma), PNAS published online before print, doi:10.1073/pnas.0906380106