La piùantica scena di caccia nell’arte preistorica

Quella rinvenuta nella grotta calcarea di Leang Bulu’, in Indonesia, potrebbe essere una delle prime testimonianze di scene di caccia nell’arte preistorica nonché la più antica opera di arte figurativa finora nota al mondo


Gli archeologi della Griffith University, Australia, impegnati negli scavi della grotta calcarea di Leang Bulu’Sipong 4, nell’isola indonesiana di Sulawesi, hanno scoperto un pannello elaborato di arte rupestre risalente a quarantanove mila anni fa (49Ka). La scoperta, decritta in uno studio pubblicato su Nature, potrebbe aver rivelato la più antica testimonianza di opera d’arte figurativa al mondo e allo stesso tempo la più antica documentazione pittorica della “narrazione”. Le più antiche raffigurazioni fino ad oggi note, rinvenute sempre a Sulawesi, sono infatti di circa dieci mila anni più recenti (Pikaia ne ha parlato qui).

Nella pittura rupestre è raffigurata una scena di caccia dove otto figure antropomorfe piuttosto piccole che presentano caratteri sia di esseri umani che di animali, sono intente a cacciare alcuni animali nei quali gli studiosi hanno individuato i maiali verrucosi di Sulawesi (Sus celebensis) e piccoli bovidi conosciuti come anoa (Bubalus depressicornis). Secondo gli studiosi, le figure antropomorfe munite di lance e corde, dipinte nella roccia sarebbero riconducibili ai mitologici Teriantropi, creature che combinano caratteristiche umane a quelle animali. In questo caso, alcuni di loro rappresentano esseri con il corpo umano e la testa di rettile, mentre alcuni avrebbero testa di uccello. In entrambi i casi le teste condurrebbero a animali endemici di Sulawesi. 

Gli scienziati hanno datato la pittura sulla base del decadimento dell’Uranio negli speleotemi sovrastanti, cioè i depositi minerali secondari formatisi intorno e sopra la pittura. L’analisi ha premesso di collocare l’opera rupestre in un intervallo compreso tra i 35,1Ka e i 43,9 Ka.

Se da una parte, gli esseri umani hanno una predisposizione per inventare e raccontare storie, dall’altra, l’arte rupestre preistorica non è che una delle testimonianze più dirette che abbiamo della narrazione sotto forma di scene che mostrano gruppi di figure poste in prossimità spaziale tra loro, tale da poter inferire una interazione reciproca. Le immagini più antiche precedentemente conosciute di uomini e animali che interagiscono tra loro, ci arrivano dall’ arte rupestre del Paleolitico superiore in Europa, dove non manca la rappresentazione dei teriantropi, a testimoniare una comunicazione riconducibile a una narrativa di tipo religioso, spirituale o mitologico (Pikaia ne ha parlato qui)

Sebbene alcuni studiosi ritengano che la rappresentazione delle figure antropomorfe della grotta di Leang Bulù Sipong 4 sia simile una convenzione stilistica con la quale venivano dipinti gli esseri umani nella prima arte rupestre europea, gli autori dello studio ritengono questa ipotesi altamente improbabile, in quanto una delle figure mostra un segmento posteriore molto simile a una coda, mentre un altro sembra avere il becco. In secondo luogo, anche la possibilità che le figure rappresentino cacciatori che indossano pelli, maschere o parti di animali per camuffarsi è piuttosto improbabile. Questo perché le dimensioni dei teriantropi sono molto più piccole degli animali stessi, mentre nella realtà i maiali verrucosi selvatici di Sulawesi non superano i sessanta cm di altezza e gli anoa, conosciuti anche come bovidi nani, sono mediamente alti non più di un metro. Gli archeologi sono propensi a sostenere che sia ragionevole interpretare la raffigurazione dei teriantropi come intensionale.

L’apparente raffigurazione di teriantropi potrebbe implicare che alcuni aspetti di queste immagini potrebbero non riguardare le esperienze umane nel mondo reale. Il ruolo dei teriantropi nell’arte preistorica viene spesso attribuito (non senza controversie) a visoni sciamaniche oppure a credenze spirituali ben definite. Se questa sia una interpretazione adatta anche per la pittura di Leang Bulù Sipong 4 non è chiaro; di certo c’è che la scena riportata, nella sua complessità di figure che interagiscono è estremamente ricca di contenuto narrativo e la collocazione temporale ne fa una delle pitture rupestri più antiche mai registrate, nonché una delle narrazioni più antiche mai rappresentate.


Riferimenti:
Maxime Aubert, Rustan Lebe, Adhi Agus Oktaviana, Muhammad Tang, Basran Burhan, Hamrullah, Andi Jusdi, Abdullah, Budianto Hakim, Jian-xin Zhao, I. Made Geria, Priyatno Hadi Sulistyarto, Ratno Sardi & Adam Brumm. 2019 Earliest hunting scene in prehistoric art. Nature, volume 576, pages442–446

Immagine: Particolare della pittura, fonte Ratno Sardi/Griffith University