La reciproca alleanza tra lupi e scimmie

Nell’altopiano di Guassa, in Etiopia, tra i lupi e i babbuini sembra esserci una sorta di convivenza pacifica che fornisce vantaggi reciproci. Un’alleanza che ricorda molto quella instaurata tra uomo e lupo, migliaia di anni fa

Una convivenza pacifica, quella tra il lupo del Semien (Canis simensis) e il babbuino gelada (Theropithecus gelada), entrambi abitanti dell’altopiano di Guassa, in Etiopia: le due specie si affiancano l’un l’altra senza mai assumere atteggiamenti di difesa o di attacco. Un aspetto recentemente osservato da Vivek Venkataraman, primatologo del Dartmouth College del New Hampshire (USA) e autore di uno studio pubblicato su Journal of Mammology. E a pensarci bene non sembra una strategia del tutto nuova, ma ricorda molto il tacito accordo avvenuto tra uomo e lupo, agli albori della civiltà umana.

È strano vedere i lupi del Semien, piccoli canidi selvatici simili alle volpi, aggirarsi indisturbati tra i primati. Di solito, infatti, questi predatori riescono ad attaccare pecore e capre della stessa taglia dei giovani babbuini. In questo caso, però, i lupi non attaccano mai i cuccioli di babbuino e si avvicinano anche a pochi metri da loro. Sorge quindi spontaneo chiedersi: cosa ottengono in cambio dai primati?

La risposta è stata data dalle osservazioni condotte da Venkataraman: i lupi puntano direttamente ai piccoli roditori che spesso affiancano i babbuini. La presenza delle scimmie sembra, infatti, stanare i roditori che diventano una facile preda per i lupi. Inoltre, Venkataraman ha cercato di capire se questa alleanza con le scimmie rende la caccia più efficace: in un lasso di tempo di 17 giorni, si è visto che le incursioni dei lupi sono efficaci nel 67% dei casi se gli agguati ai roditori avvengono all’interno del gruppo di scimmie mentre solo nel 25% dei casi se la caccia è solitaria.

Il fatto che la caccia abbia un maggior successo all’interno del gruppo dei babbuini gelada può essere spiegata da due motivi: il primo è che i roditori sono maggiormente spinti ad uscire dalle loro tane sentendosi protetti dai babbuini e dalla loro normale attività, diventando così una facile preda per i lupi; il secondo è che i lupi possano trarre vantaggio dalla mimetizzazione con i babbuini che possiedono dei colori molto simili a loro.

Si tratta, dunque, di una sorta di alleanza per la reciproca sopravvivenza che ricorda molto l’interazione instauratasi tra uomo e lupo (Pikaia ne ha parlato qui), tra i 40mila e gli 11mila anni fa, in cui l’uomo permise ai lupi di cibarsi degli scarti di cibo al limitare dei suoi accampamenti, ottenendo in cambio protezione dagli altri predatori.


Riferimenti:
Vivek V. Venkataraman, Jeffrey T. Kerby, Nga Nguyen, Zelealem Tefera Ashenafi, Peter J. Fashing; Solitary Ethiopian wolves increase predation success on rodents when among grazing gelada monkey herds, Journal of Mammalogy, Volume 96, Issue 1, 15 February 2015, Pages 129–137, https://doi.org/10.1093/jmammal/gyu013


Immagine: Jeff Kerby. Project funding: National Geographic