La scimmia assassina

Il Museo di Anatomia Comparata di Parigi è un baricentro storico della zoologia e dell’evoluzione biologica. Nell’ingresso una enorme statua di marmo iniziava il visitatore o il ricercatore alla realtá della lotta per l’esistenza, fondamento dei primi principi naturalistici: un orango, con fare senza dubbio aggressivo e abbastanza alterato, strozza un uomo nudo, inerme, e ormai in fin di vita.


Il Museo di Anatomia Comparata di Parigi è un baricentro storico della zoologia e dell’evoluzione biologica. Nell’ingresso una enorme statua di marmo iniziava il visitatore o il ricercatore alla realtá della lotta per l’esistenza, fondamento dei primi principi naturalistici: un orango, con fare senza dubbio aggressivo e abbastanza alterato, strozza un uomo nudo, inerme, e ormai in fin di vita. L’orango, suppostamente un maschio a giudicare dai cuscinetti facciali, viene ulteriormente eccitato dal figlioletto, che al suo lato incita il padre guardandolo mentre finisce di scaricare la sua rabbia sul corpo del giovane morente. Non conosco la storia di questa statua, e non so nemmeno se ancora si trova al suo posto. Quando la vidi per la prima volta, una decina di anni fa, mi sembró una sintesi perfetta di una visione della Natura ancora comunemente accettata in molti settori. Una Natura violenta per natura, che si accanisce contro la bellezza inerme della nostra perfezione. Evidentemente la statua racchiude in se una collezione di superficialità zoologiche utili a capire alcuni aspetti di questa visione antagonista tra Uomo e Natura. Gli oranghi evidentemente non strozzano gli uomini, e benché di orango si tratti la sua posizione aggressiva e assassina è una posizione assolutamente umana (eccetuata una presa del piede destro della scimmia che tiene fermo il giovane mentre le braccia compiono l’efferatezza). Il dettaglio del figlioletto che incita alla violenza poi esula nuovamente da qualsiasi nota comportamentale degli orangutan. In questa specie peraltro i figli sono a carico della madre, e non del padre. Insomma, forse lo scultore voleva disegnare il carattere violento e assassino della Natura, ma senza volerlo ha utilizzato come modello l’unico che aveva e che ben si adattava alla richiesta: il carattere violento e assassino dell’Uomo. Paradossale che le colpe dell’uno si scarichino sull’altro. Di fatto, per quello che sappiamo è l’Uomo che mette in pericolo di estinzione l’orango, e non viceversa. Homo sapiens è una minaccia per Pongo pygmaeus, ma si raffigura come sua vittima per di più attraverso comportamenti estranei alla scimmia antropomorfa e tipicamente umani. L’orango esce insomma da tutto questo, come si suol dire, cornuto e mazziato.

 

Sono state appena pubblicate nuove evidenze sul consumo di carne da parte degli oranghi. I dati in questo senso non sono molti, e queste osservazioni sono quindi particolarmente utili. Sembrerebbe che gli orangutan vadano a caccia di prede (anche altri primati, se il caso vuole) solo in situazione di scarsezza alimentare. Ebbene, anche se il lavoro riguarda un interessante aspetto dell’ecologia delle scimmie antropomorfe ed è stato pubblicato su una rivista di primatologia, si presentano le evidenze dall’inizio dello studio alle sue conclusioni come strettamente necessarie per inferenze sulla dieta degli australopiteci. Ora, tra il genere Australopithecus e il genere Pongo le differenze non sono poche, e tantomeno sottili. Uno è un ominide estinto, l’altro una scimmia antropomorfa vivente. Uno africano con adattamenti alla locomozione bipede, l’altro asiatico specializzato in brachiazione e sospensione. Le loro linee filetiche hanno una separazione probabilmente di 10-15 milioni di anni. Considerando le differenze sostanziali tra i due generi, e considerando che la notizia del consumo di carne da parte degli oranghi è interessante di per se, non si capisce l’accanimento per cercare una relazione con l’evoluzione umana. Inoltre, il dato sugli oranghi è un dato certo, mentre le inferenze metaboliche sulla dieta degli australopiteci non sono altro che esercizi di stile. La sensazione è che la notizia per vendersi debba passare per forza per l’evoluzione umana, altrimenti resterebbe solo “noiosa biologia dei primati”.

 

La mente torna alla statua di Parigi, all’orango assassino, a una sfacciata rielaborazione della relazione tra Uomo e Natura, antropocentrica e antroponomica, dove il valore è proporzionale all’interesse personale. In questo nuovo caso di consumo di carne da parte degli oranghi, il piccolo stava con la madre, come è verosimile che sia. Le vittime sono stati alcuni lori (Nycticebus coucang). Non credo il piccolo abbia incitato l’adulto al loricidio, e non credo che si sia trattato di strangolamento. Soprattutto non credo che l’orango ci abbia messo aggressività, cattiveria, o odio, ma la stessa disinvoltura compiaciuta e al massimo un pó curiosa con cui io attacco, squarto, e divoro un gamberetto.


Emiliano Bruner

http://zoobio.wordpress.com

 

Riferimenti:
Hardus ME et al. 2012. Behavioural, ecological, and evolutionary aspects of meat-eating by Sumatran orangutans (Pongo abelii). Int J Primatol. DOI: 10.1007/s10764-011-9574-z.

Foto di Emiliano Bruner