La tradizione delle manguste

Siamo abituati a pensare che il tramandare informazioni da una generazione alla successiva sia una prerogativa esclusiva degli esseri umani o, allargando di poco gli orizzonti, tipica di pochi mammiferi come primati e delfini. Tale idea deriva dal fatto che la tradizione, definita come il trasferimento da una generazione all’altra di informazioni di carattere comportamentale, è associata ad animali dotati

Siamo abituati a pensare che il tramandare informazioni da una generazione alla successiva sia una prerogativa esclusiva degli esseri umani o, allargando di poco gli orizzonti, tipica di pochi mammiferi come primati e delfini. Tale idea deriva dal fatto che la tradizione, definita come il trasferimento da una generazione all’altra di informazioni di carattere comportamentale, è associata ad animali dotati di un cervello molto sviluppato e perciò considerati più intelligenti degli altri e, quindi, “superiori”.

Un articolo pubblicato di recente sulla rivista Current Biology, riporta come la capacità di tramandare informazioni possa esistere anche in specie considerate meno intelligenti. Il caso riportato riguarda la mangusta striata, Mungos mungo, che vive comunemente nelle regioni centrali e orientali dell’Africa. La specie in  questione è stata considerata un ottimo modello per questo tipo di studio, poiché i piccoli quando emergono dalla tana formano un’associazione esclusiva con un adulto particolare, di solito un fratello maggiore, un cugino o lo zio, che diventa un vero e proprio punto di riferimento; l’esistenza di tali relazioni hanno permesso ai ricercatori di monitorare il comportamento e le diverse tecniche di foraggiamento di adulti e giovani.

Le manguste striate in natura si nutrono di una vasta gamma di alimenti, tra cui alcuni dotati di strutture dure come uova di uccelli o grossi coleotteri. Per rompere tali strutture solide le manguste solitamente utilizzano due tipi di strategie:  alcuni individui tengono l’alimento con le due zampe anteriori e utilizzano la bocca. Altri, invece, lo scagliano contro una superficie dura come un tronco o una pietra.

Con un divertente stratagemma gli scienziati hanno fornito alle manguste il contenitore in plastica che racchiude la “sorpresa” del noto “uovo Kinder” (chi non li ha mangiati quando era piccolo?), al cui interno è stato inserito una miscela di riso e pesce e che può essere aperto dagli animali mediante le due metodologie sopra descritte. I ricercatori hanno presentato il nuovo cibo inizialmente solo agli adulti ed è stato osservato che essi differivano nella scelta della strategia da utilizzare anche se appartenevano allo stesso gruppo sociale. Inoltre tali preferenze persistevano nel tempo, condizione necessaria per considerare questo comportamento una tradizione comportamentale. E’ stato anche scoperto, in seguito, che i giovani imitano il comportamento di apertura del contenitore che avevano imparato quando erano più giovani dall’adulto accompagnatore e tendono a conservare tale comportamento anche in età adulta.

Questo studio, sostengono gli autori, testimonia l’esistenza di tradizioni multiple anche ì all’interno di uno stesso gruppo sociale di mammiferi non umani e sottolinea come, in questo caso, l’apprendimento non determini necessariamente un aumento di omogeneità comportamentale all’interno di un gruppo ma possa contribuire alla creazione di diverse linee di comportamento.

Un comportamento considerato complesso come il possedere delle tradizioni, tipico di Homo sapiens, è quindi presente anche in forme ritenute più semplici dal punto di vista delle capacità intellettive…”L’uomo è una specie unica, così come tutte le altre” conclude Müller, uno degli autori dello studio qui riportato.

Daniel Patelli    


Riferimenti:
Corsin A. Müller, and Michael A. Cant. Imitation and Traditions in Wild Banded Mongooses. Current Biology, June 3, 2010 DOI: 10.1016/j.cub.2010.04.037  

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons