La ‘voce’ degli uccelli del terrore

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Gli uccelli del terrore erano in grado di rilevare suoni a bassa frequenza e di regolare la forma della cornea durante la visione diurna

Gli “uccelli del terrore” (Famiglia Phorusrhacidae) furono grossi uccelli non volatori all’apice della rete alimentare del Sudamerica nel corso del Cenozoico (65 – 2,5 milioni di anni fa). Il loro appellativo deriva dalle dimensioni imponenti, con altezze fino ai tre metri, dal becco adunco e dalla predisposizione predatoria di questo gruppo di uccelli. Al mosaico dell’affascinante diversità di questi animali, è stato oggi aggiunto un interessante tassello. Sono stati infatti recentemente scoperti, da parte di un team di ricercatori argentini, i fossili di una nuova specie, battezzata Llallawavis scagliai.

Il nuovo ritrovamento, descritto sul Journal of Vertebrate Paleontology, evidenzia una ben più consistente diversificazione di questo gruppo nel corso del Pliocene, rispetto a quanto ritenuto finora. Inoltre, dal fossile argentino è stato possibile ricavare informazioni preziose sull’anatomia dell’apparato uditivo e del cranio di questi uccelli. Lo scheletro della nuova specie è stato infatti rinvenuto quasi interamente, con oltre il 90% delle ossa in buono stato di conservazione, rivelando così dettagli anatomici che raramente vengono conservati nei fossili. Tra questi, troviamo la regione uditiva, la trachea, il palato completo e le ossa coinvolte nella messa a fuoco degli occhi. Ad esempio, da questa base, gli studiosi sono stati in grado di ricostruire l’orecchio interno, tramite tomografia computerizzata, misurando al tempo stesso la coclea e la capacità uditiva del predatore.

Inoltre, una delle caratteristiche più sorprendenti della nuova specie è la struttura cranica, con la soppressione del movimento intracranico dovuto alla presenza di un’ossificazione indipendente che aumenta il legame strutturale tra il lacrimale e l’arco osseo della guancia e l’assenza di entrambe le cerniere palatali. La nuova specie possiede, inoltre, anelli tracheali ossificati, una siringa tracheobronchiale, così come ossicini sclerotici per regolare la forma della cornea durante la visione diurna e rivela una sensibilità media dell’udito (~2300 Hz) che risulta essere al di sotto della media per le specie viventi conosciute

I ricercatori affermano di non conoscere con esattezza la ‘voce’ degli uccelli del terrore, ma, data la loro capacità di rilevare suoni a bassa frequenza (che sono quelli che subiscono meno modificazioni nell’aria e potevano quindi essere usati da questi uccelli per comunicare tra loro a lunghe distanze e segnalare possibili prede), si può ipotizzare quale potesse essere il loro verso, probabilmente caratterizzato da frequenze molto basse e ravvicinate.

Complessivamente, la scoperta di Llallawavis scagliai rivela una diversificazione degli uccelli del terrore nel Pliocene molto più complessa di quella finora accreditata, aprendo nuovi scenari sulle ipotesi del declino e dell’estinzione di questi giganteschi uccelli predatori preistorici, incapaci di volare.


Riferimento bibliografico: 
F. J. Degrange et al. (2015) (Aves, Phorusrhacidae) provides new insights into the phylogeny and sensory capabilities of terror birds. Journal of Vertebrate Paleontology, 2015; 35 (2): e912656 DOI: 10.1080/02724634.2014.912656

Credit: M. Taglioretti and F. Scaglia. More information here: https://www.facebook.com/paleontologiamdp