L’alba dei girasoli

Le Asteracee (Asteraceae), note anche con il nome di Composite, costituiscono una famiglia di piante a fiore diffusa in tutto il mondo, ad esclusione dell’Antartide. Oltre ai suoi più famosi esponenti, i girasoli, le margherite e i crisantemi, la famiglia conta circa 23.000 specie, cosituendo il gruppo di piante spermatofite più diffuso al mondo. Nonostante questo, sono poche le informazioni


Le Asteracee (Asteraceae), note anche con il nome di Composite, costituiscono una famiglia di piante a fiore diffusa in tutto il mondo, ad esclusione dell’Antartide. Oltre ai suoi più famosi esponenti, i girasoli, le margherite e i crisantemi, la famiglia conta circa 23.000 specie, cosituendo il gruppo di piante spermatofite più diffuso al mondo. Nonostante questo, sono poche le informazioni sull’origine e sulla diffusione di queste piante a causa della scarsità del numero di fossili disponibili. Ma oggi le cose potrebbero cambiare grazie al ritrovamento dei resti di una specie vissuta circa 50 milioni di anni fa (nell’immagine).

L’importanza del ritrovamento è duplice: innanzitutto, il reperto è costituito dai  fossili ben preservati di alcune infiorescenze, mentre fino ad oggi la maggior parte delle conoscenze sul passato di queste piante era basato solo sull’utilizzo di pollini fossili. Ci fornisce, dunque, informazioni complete sulla morfologia di queste piante nel passato. In secondo luogo, il fossile risulta fondamentale per comprendere le prime fasi dell’evoluzione delle Asteracee e le dinamiche biogeografiche che hanno permesso la loro diffusione nel corso dei milioni di anni. Ma vediamo di cosa si tratta.

La nuova specie, rinvenuta nella Patagonia argentina e descritta sulle pagine dell’ultimo numero di Science, presenta alcune caratteristiche tipiche delle Asteracee, come la presenza di un’infiorescenza a capolino (come quella, ad esempio, dei girasoli) composta da circa 80 unità fiorali. Ciascuno dei fiori che costituiscono l’infiorescenza, inoltre, possiede un prolungamento nastriforme (la ligula), una struttura sottile per la dispersione dei semi (il pappo) e due foglie modificate con funzione protettiva (le brattee). Tutti questi elementi accomunano la specie eocenica con le Mutisioideae e le Carduoideae, due sottofamiglie che si ritengono siano molto basali nell’albero filogenetico delle Asteracee.

Sembra proprio, sostengono i paleobotanici che hanno analizzato il fossile, che questa pianta si sia originata in un periodo di poco successivo all’origine delle Asteracee. E’ possibile, dunque, che queste diffusissime piante si siano formate nelle terre dell’odierno Sudamerica, quando questo continente era parte, insieme ad Africa, Antartide, Australia e India, del supercontinente Gonwana. L’origine delle Asteracee sarebbe dunque avvenuta in una regione arida e molto ventosa. Solo successivamente, grazie agli innumerevoli adattamenti a condizioni climatiche differenti e in seguito a processi coevolutivi con impollinatori sempre diversi, hanno colonizzato la quasi totalità delle terre emerse.

Andrea Romano


Riferimenti:
V. D. Barreda, L. Palazzesi, M. C. Tellería, L. Katinas, J. V. Crisci, K. Bremer, M. G. Passalia, R. Corsolini, R. Rodríguez Brizuela, F. Bechis, Eocene Patagonia Fossils of the Daisy Family, Science 2010: Vol. 329. no. 5999, p. 1621 DOI: 10.1126/science.1193108