L’amicizia tra maschi esiste anche nei primati

Uno studio del comportamento nei babbuini che vivono in comunità organizzate in più livelli sociali conferma che anche nei primati, come nell’uomo, non c’è la necessità di una parentela perché sorgano rapporti molto stretti tra maschi


In natura difficilmente esemplari maschi della stessa specie tenderanno a stringere forti rapporti di collaborazione, questo a causa della competizione sessuale e territoriale. Si tratta di una differenza piuttosto evidente rispetto a quello che succede nelle comunità umane dove, a partire dalle amicizie che nascono tra i banchi di scuola fino alle strette alleanze lavorative, gli uomini tendono a creare dei rapporti intimi e duraturi tra individui dello stesso sesso. Questo avviene senza che vi sia alcuna necessità di parentela, come accade invece in alcuni animali sociali, dove i maschi che stringono relazioni di collaborazione sono spesso geneticamente imparentati. L’esistenza di queste eccezionali relazioni di collaborazione nell’uomo è stata collegata alla natura multilivello dell’organizzazione delle società umane. 

Viene però da chiedersi quali siano le dinamiche evolutive che, negli animali sociali, portano alla stabilità dei rapporti tra individui non imparentati e alla nascita di comunità strutturate su più livelli. Per spiegare questo fenomeno è stata usata la teoria evolutiva dei giochi che ha rivelato come la componente spaziale della distribuzione di tali comunità giochi un ruolo rilevante nel definire questo tipo di dinamiche tra individui maschi. Non si tratta però dell’unico fattore rilevante e maggiori evidenze empiriche sono necessarie per capire quali altri motivi abbiano spinto l’evoluzione di questi comportamenti nelle comunità umane. Per questo motivo studi etologici comparati nei primati potrebbero portare ad una migliore interpretazione di tali fenomeni.

Dalle ricerche condotte fino ad ora però, non era stato possibile chiarire con certezza se queste dinamiche tipicamente umane fossero presenti anche nei primati, in quanto gli studi erano stati effettuati solo in cattività e in piccole comunità. Per la prima volta, in un articolo pubblicato su PNAS, sono stati resi noti i risultati dell’osservazione di una comunità di babbuini della Guinea (Papio papio) presente nell’area della stazione di ricerca del Centro Tedesco per i Primati (DPZ) in Senegal. Lo studio, oltre ad essere stato effettuato su animali in libertà, è stato anche portato avanti su un arco temporale molto ampio: due anni. Dalle osservazioni effettuate risulta evidente come questa comunità di babbuini sia organizzata in un sistema multilivello, molto simile a quello umano, in cui le unità più basilari del sistema, dette “partiti” sono rappresentate da 3-4 maschi che stringono forti legami sociali, e dalle loro femmine con la rispettiva prole. Il livello sociale successivo è la “gang” che comprende 2-3 partiti: anche all’interno delle gang possono formarsi importanti relazioni sociali tra maschi. Il terzo e più alto livello è chiamato “comunità” e include tutti gli individui che condividono uno stesso territorio. Il livello di parentela tra i maschi non ha alcuna influenza sulla nascita dei legami sociali nei vari livelli. I maschi all’interno dei partiti possono essere imparentati o meno, così come in gang diverse possono invece essere presenti fratelli che non hanno alcuna interazione sociale tra loro. Queste alleanze nascono in quanto la cooperazione porta a maggiori benefici rispetto alla competizione. 

Un’ipotesi è ad esempio che questa strutturazione aiuti nella difesa delle femmine. I ricercatori inoltre ritengono che anche le femmine possano avere un ruolo in queste dinamiche, in quanto potrebbero preferire i maschi che hanno stretto relazioni di collaborazione con altri maschi a quelli che invece sono più isolati. In questo modo i partiti sarebbero in grado di attrarre con più facilità le femmine aumentando quindi la propria fitness e spingendo verso una pressione selettiva di tali comportamenti. Ulteriori osservazioni sono necessarie per confermare queste ipotesi, quello che è certo però è che i babbuini della Guinea possono rappresentare un ottimo modello per capire meglio l’evoluzione sociale umana.

Daria Graziussi


Riferimenti:
A. Patzelt, G. H. Kopp, I. Ndao, U. Kalbitzer, D. Zinner, J. Fischer. Male tolerance and male-male bonds in a multilevel primate society. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2014; DOI: 10.1073/pnas.1405811111


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