L’antico bradipo “corazzato”

La ricostruzione della storia naturale di un bradipo poco conosciuto della tarda “Era Glaciale”

Durante il suo lungo viaggio sul Beagle, Charles R. Darwin (1809-1882) collezionò un numero considerevole di fossili di grossi mammiferi dell’America meridionale, come ad esempio alcuni resti osteologici del bradipo terricolo gigante Megatherium e dell’enorme proboscidato Mastodon. Altrettanto curioso era il ritrovamento relativo ad una mandibola incompleta di un possente mammifero dell’ordine degli xenartri, chiamato Mylodon darwinii nel 1839 dal biologo e paleontologo britannico Richard Owen (1804-1892) in onore del suo scopritore.

Il record fossile di tale specie, vissuta tra i 126.000 e i 10.000 anni fa, nel periodo geologico del Pleistocene Superiore, è concentrato a sud del Nuovo Mondo nella Formazione Dolores e Arroyo del Vizcaino in Uruguay, presso Los Vilos, Baño Nuevo, Los Toldos, Las Buitreras, Cueva Lago Sofia e Cueva de la Ultima Esperanza (conosciuta comunemente anche come “Grotta del Mylodon”) in Cile e nella Formazione El Palmar in Argentina. 

M. darwinii possedeva una lunghezza che talvolta oltrepassava i 3 metri e un’altezza di circa 1,5 metri, il corpo massiccio e le zampe dotate di lunghi artigli, molto probabilmente utilizzati per arrampicarsi sugli alberi come si può osservare nel bradipo odierno Bradypus tridactylus. La caratteristica più peculiare di questa specie riguardava la presenza di alcuni osteodermi non contigui tra loro, ovvero di una sorta di “corazza” formata da placche ossee isolate sotto la pelle che gli conferiva una solida e al contempo flessibile protezione contro gli attacchi di carnivori di ingente taglia come la “sciabola” sud-americana Smilodon populator, gli orsi del genere Arctodus e l’agile canide Ducisyon avus.

Inoltre il cranio si presentava di forma allungata, il muso era largo, le ossa nasali molto ristrette ed estese oltre il margine inferiore della mascella e gli zigomi poco accentuati. I suoi molari robusti e dal bordo arrotondato si mostravano in stretta associazione con una dieta esclusivamente erbivora: questo grandioso “bradipo corazzato” si nutriva, infatti, di un’ampia gamma di piante erbacee, in particolare di quelle appartenenti al genere Plantago, con le inconfondibili foglie lanceolate e Adesmia, dai caratteristici frutti a legume. Non disprezzava ad ogni modo nemmeno alcune cactacee e i cespugli.

Ulteriori studi condotti sullo scheletro post-craniale di M. darwinii evidenziarono la presenza del menisco ossificato, fortificando, così, l’ipotesi che questo possente bradipo dell’”Era Glaciale” possedesse una locomozione di tipo pedolaterale, in cui l’intera superficie della base del calcagno poggiava al suolo durante gli spostamenti a terra nelle vaste steppe erbose.  

Il totale collasso della specie trovò il proprio completamento intorno agli 8.000 anni fa, come testimoniato dalla datazione dei frammenti ossei rinvenuti nei pressi della Grotta di Pali Aike in Cile. Dal momento che dal punto di vista ecologico M. darwinii era una specie generalista, in quanto riusciva a sopravvivere sia in climi freddi e aridi che in climi caldo-umidi, la sua estinzione è spiegata dall’”overkill hypothesis”, ovvero come una conseguenza naturale della caccia spietata praticata dalla nostra specie a partire da circa 10.000 anni fa, momento in cui giunse dal Nord America nella parte meridionale del Nuovo Mondo.

 

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Immagine: Di Dan Lundberg [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons