Le cavallette commettono suicidio indotte dal loro parassita

La rivista Proceedings of the Royal Society B, Biological Sciences, riguardante lo studio del comportamento di cavallette terrestri (famiglia dei Tettigoniidae) parassitate da un particolare verme nematomorfo. E’ gia’ noto che talvolta il rapporto tra organismo ospite ed organismo parassita conduce ad una vera e propria manipolazione del primo, con l’assunzione di atteggiamenti indotti dall’inoculazione di sostanze chimiche. In questo

La rivista National Geographic News rilancia la curiosa notizia, frutto di uno studio effettuato con l’ausilio di tecniche di proteomica. Un team francese di biologi guidati da David G. Biron e Frederic Thomas del Laboratory of Genetics and Evolution of Infectious Diseases del National Scientific Research Center di Montpellier, pubblica un articolo sui Proceedings of the Royal Society B, Biological Sciences, riguardante lo studio del comportamento di cavallette terrestri (famiglia dei Tettigoniidae) parassitate da un particolare verme nematomorfo. E’ gia’ noto che talvolta il rapporto tra organismo ospite ed organismo parassita conduce ad una vera e propria manipolazione del primo, con l’assunzione di atteggiamenti indotti dall’inoculazione di sostanze chimiche. In questo caso le cavallette sono indotte al “suicidio” per annegamento in quanto il loro sistema nervoso centrale viene modificato da una miscela di sostanze iniettate dai vermi parassiti. Questi ultimi sono cosi’ liberi di lasciare il corpo dell’ospite, completando il proprio ciclo vitale con la riproduzione. Le larve dei vermi, dopo essersi liberate nell’acqua, sono poi in grado di infestare nuovi insetti, probabilmente facendosi ingerire con l’acqua stessa. Le espressioni proteiche di ospite e parassita sono state studiate durante varie fasi, costruendo una sorta di “mappa di espressione proteica differenziale”. In questo modo e’ stato possibile accertare che, quando il parassita e’ nella fase adulta ed ospitato nel corpo dell’insetto, esso sintetizza ed emette proteine in grado di alterare la produzione dei neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale del suo ospite. Gli studiosi parlano in questo caso di un vero e proprio processo di “mimetismo molecolare”. Paola Nardi