Le continue sorprese della fauna di Burgess

Continuano le ri-analisi della fauna dell’esplosione del Cambriano: e le sorprese non mancano mai

Chiunque abbia letto il celeberrimo capolavoro di Stephen Jay Gould “La vita meravigliosa” non può non essere affascinato dalla straordinaria biodiversità fossile rinvenuta nelle argilloscisti di Burgess. Questi fossili sono la diretta testimonianza della cosiddetta “esplosione di vita del Cambriano”, la radiazione attativa avvenuta 530 milioni di anni fa in cui si originarono tutti i phyla di animali attuali e numerosi altri tentativi di organizzazione corporea complessa che non hanno lasciato discendenti fino ai giorni nostri.

Sono passati ormai 101 anni dalla loro scoperta, ma ancora la fauna di Burgess si rivela incredibilmente sorprendente: negli ultimi anni, infatti, si sono succedute numerose descrizioni di nuovi fossili, spesso cruciali per la comprensione dell’origine degli odierni gruppi (Pikaia ne ha parlato in diverse occasioni: lofotrocozoi, molluschi, Hurdia victoria). Dalle pagine dell’ultimo numero della rivista Nature giunge l’ultima (per ora) puntata della saga, riguardante Nectocaris pteryx, uno dei fossili ritenuti problematici, in quanto di difficile collocazione tassonomica. Per le  sue caratteristiche morfologiche, infatti, la sua posizione sistematica era ritenuta incerta: il capo ricorda quello degli artropodi ma il corpo è del tutto privo delle appendici articolate di questo phylum e assomiglia di più a quello di un cordato primitivo.

Studiando ben 91 esemplari fossili, Martin R. Smith e Jean-Bernard Caron dell’Università di Toronto avrebbero risolto l’enigma di Nectocaris, aggiungendo alcuni importanti tasselli sull’aspetto di questo animale. L’analisi di questi nuovi fossili ha consentito di determinare la forma corporea, schiacciata e romboidale, dotata di grosse pinne laterali con le quali nuotava. Inoltre, Nectocaris possedeva un imbuto buccale con cui accelerava grazie a spinte propulsive e una coppia di lunghi tentacoli che venivano utilizzati per cacciare le prede. Dalla ricostruzione, questo strano organismi non sarebbe altro che un membro primitivo della classe dei molluschi cefalopodi (Classe: Cephalopoda), quella degli odierni calamari, polpi e seppie. Questa immagine rende bene l’idea delle differenze tra la ricostruzione precedente e quella di Smith e Caron.

L’interpretazione di Nectocaris come un cefalopode implica che l’origine di questi molluschi sia avvenuta circa 30 milioni di anni prima di quanto ritenuto finora, agli inizi dell’esplosione del Cambriano, quando comparvero i primi animali complessi. Inoltre, nessun esemplare fossile presenta una conchiglia: si è da sempre creduto che i cefalopodi basali fossero simili ai nautili e che solo successivamente la conchiglia fu persa. Questa scoperta indica, al contrario, che i primi esponenti di questo gruppo erano abili nuotatori anche senza l’ausilio di una conchiglia.

Ma lo studio non si esaurisce qui: infatti, Nectocaris sembra strettamente imparentata ad altre due specie di Burgess Vetustovermis e Petalilium, anch’esse considerate di difficile collocazione tassonomica.

Quali altre sorprese ci regalerà la straordinaria fauna di Burgess? Non ci resta che attendere i prossimi sviluppi di una saga iniziata 530 milioni di anni or sono.


Riferimenti:
Martin R. Smith, Jean-Bernard Caron. Primitive soft-bodied cephalopods from the Cambrian. Nature, 2010; DOI: 10.1038/nature09068