Le scimmie del Nuovo Mondo arrivano dall’Africa

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Evidenze di una possibile dispersione di primati dall’Africa al Sud America

I primati platirrini, o scimmie del Nuovo Mondo, vivono ad oggi solo in Sudamerica. Tuttavia, il periodo e il luogo di origine delle scimmie platirrine rappresentano uno dei più controversi problemi nel campo della paleontologia dei primati, anche se un antenato africano (Paleogene) è stato ipotizzato dalla maggior parte dei primatologi. Fino ad ora, i record fossili più vecchi delle scimmie del Nuovo Mondo provenivano da Salla, in Bolivia, con datazione di circa 26 milioni di anni fa (tardo Oligocene). In un recente studio, pubblicato su Nature da un gruppo di ricercatori argentini, viene però riportata la scoperta di nuovi primati in Perù, risalenti al tardo Eocene, che fa retrocedere la datazione di questi mammiferi in Sud America di circa 10 milioni di anni.

 

I nuovi esemplari (denominati Perupithecus ucayaliensis) sono importanti per capire l’origine e l’inizio dell’evoluzione delle moderne scimmie poiché questi presentano scarsa somiglianza con i primati sudamericani estinti o ancora viventi, ma sorprendenti somiglianze con antropoidi africani dell’Eocene. Il materiale analizzato nello studio comprende molari superiori (uno completo ed uno incompleto) ed un molare inferiore (completo) della fauna locale (Santa Rosa, Perù orientale). I molari superiori presentano vaghe somiglianze con le Callithrichinae (famiglia di scimmie platirrine viventi) e morfologie primitive più vicine a quelle degli antropoidi africani del Paleogene. Quest’ultima relazione è sostenuta, senza dubbio, dalla morfologia del molare inferiore esaminato.

 

L’aspetto più sorprendente di Perupithecus è la sua forte somiglianza con l’antropoide africano del Medio Eocene, Talahpithecus (38-39 milioni di anni, Dur At-Talah, Libya). Nel complesso, Talahpithecus e Perupithecus sono simili per dimensioni e morfologia e differiscono solo in alcuni dettagli minori, come il lato basale della cavità buccale ed il metacono (cuspide posteriore esterna del molare superiore) poco sviluppato, nel primo caso. Le analisi filogenetiche condotte identificano le due famiglie come taxa sorelle, collegando in modo molto stretto i primati peruviani e quelli del Nord Africa. Ne conseguono tre ipotesi preliminari: (1) i primati di Santa Rosa sono membri di uno stock antropoide pre-platirrine che si è differenziato in Africa da antenati antropoidi (2) vi è una discendenza africana delle scimmie platirrine dell’Eocene o (3) le scimmie platirrine si sono originate in Africa, dove poi si sono estinte e Talahpithecus è un rappresentante della loro radiazione, che forse includeva Proteopithecus come parte di uno stock basale. Perupithecus si colloca bene in ognuno di questi scenari, ma è necessario un maggior numero di campioni per giungere ad una conclusione.

 

In accordo con una delle ipotesi, numerosi studi precedenti, si sono concentrati sulla possibilità che i primati abbiano attraversato l’Oceano Atlantico per raggiungere il Sud America dall’Africa (Sud America e Africa sono state separate all’inizio del tardo Cretaceo dalla massa d’acqua), considerando la “navigazione” quale via fattibile e presumendo l’origine africana del gruppo, come per altre specie quali ad esempio le lucertole. È stato inoltre proposto più di un evento effettuato da diversi taxa di primati nel Palaeogene, suggerendo una possibile diversificazione africana prima dell’arrivo in Sud America. Ciò potrebbe aver favorito l’arrivo di diversi cladi e quindi consentito la diversificazione di più lignaggi.

 

La scoperta dei primati Santa Rosa ha stabilito la quasi contemporanea prima apparizione di primati e roditori in Sud America portando a valutare eventuali somiglianze nei meccanismi di dispersione intercontinentali dei due gruppi di mammiferi. Dispersione avvenuta molto probabilmente in tempi diversi. In conclusione, non solo i campioni di Santa Rosa rappresentano più antiche scimmie conosciute del Nuovo Mondo, ma suggeriscono anche una forte ascendenza africana, presentando al tempo stesso una diversità sorprendente di primati per un sito piuttosto “antico”.

 

Riferimento bibliografico: Bond et al., 2015. Eocene primates of Sotuh America and the African origins of New World monkeys. Nature. Doi:10.1038/nature14120

Credit image: ART BY JORGE GONZÁLEZ, RON BLAKEY