L’epica traversata del piccolo uccello

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La parula capinera, un piccolo uccello passeriforme del continente americano, sorvola ogni anno un tratto di mare di più di 2000 km senza mai atterrare. Questo incredibile viaggio era già stato ipotizzato come probabile rotta migratoria della specie in base a vari indizi indiretti. Ma un uso ingegnoso di nuove tecnologie ha fornito ora una prova diretta

Durante l’estate boreale esiste una nicchia ecologica ideale in nord America per un uccellino di massa corporea limitata. Come spesso accade per la vita, quando c’è uno spazio libero qualcuno finisce per occuparlo. Questo qualcuno è la parula capinera (Stenophaga striata) piccolo passeriforme con un peso medio di circa 12g (metà di una confezione di fazzoletti di carta usa e getta) che nella buona stagione si nutre di insetti. La difficoltà per la parula è che la sua confortevole nicchia ecologica scompare con l’arrivo dell’inverno. Apparentemente nessun problema: Quando nell’emisfero nord è inverno in quello australe è piena estate. Una nicchia ecologica altrettanto adatta alla parula si apre nell’America del sud quando quella nel nord è chiusa. Basta quindi migrare dall’una all’altra per aver condizioni ideali in tutto l’anno. Si tratterebbe di un viaggio di quasi 3000 km con uno sforzo fisico enorme per un animale di dimensioni tanto limitate, ma l’evoluzione ha trovato il modo di mettere la parula nella condizione per compierlo e infatti due volte all’anno questi uccellini lo compiono.

Sempre più difficile
Se il viaggio della parula compiuto in primavera verso nord è complicato, quello in autunno verso sud rasenta l’impossibile. Durante il primo, infatti, l’uccello costeggia l’America centrale atterrando e foraggiandosi al suolo. Ma forse durante il periodo autunnale il cibo a terra non è così abbondante, oppure è presente qualche predatore che a primavera non c’era; alla parula non resta che compiere un unica trasvolata dell’oceano atlantico durante la quale non toccherà mai terra (salvo eventuali brevi scali a Cuba, Hispaniola o alle isole Antille). Per affrontare questo lungo volo ininterrotto, che secondo la rotta seguita comporta distanze tra 2300 e 2800 km, gli uccelli accumulano abbondanti riserve di grasso raggiungendo un peso medio di 16,6 g (in proporzione un essere umano di 70 kg dovrebbe accumulare 30 kg di grasso raggiungendo un peso di 100 kg). Le riserve di grasso accumulate consentono alle parule un’autonomia di volo di 3800 km e di 81 ore, più che sufficienti a completare il viaggio. Ma quasi il 5% degli esemplari, reduci da una stagione di foraggiamento non ottimale, accumulano grasso per soli 1600 km o meno. Non è ancora chiaro il destino cui vanno incontro questi esemplari nel corso della loro migrazione autunnale.

 

La prima prova diretta
Il viaggio autunnale delle parule, fino a questo momento, era noto solo attraverso la ricostruzione di indizi indiretti: come fornire di anelli identificativi gli esemplari catturati e valutare il luogo di eventuale ricattura. La prova diretta è stata fornita all’inizio di quest’anno da William V. DeLuca e colleghi, in una collaborazione fra università statunitensi e canadesi, che hanno dotato di geolocalizzatori alcuni esemplari di parula catturati in nord America prima della loro migrazione autunnale.I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Biology letters (della Royal Society). Il maggior limite alla ricerca era costituito dalle stringenti riduzioni di peso da applicare al geolocalizzatore, necessaria per non rendere impossibile la trasvolata agli animali dotati dell’apparecchio. Per rispettare queste restrizioni gli autori hanno dotato gli uccelli di apparecchi capaci solo di registrare data e ora e fotografare il cielo a intervalli regolari. Come gli antichi marinai, DeLuca e i suoi collaboratori speravano di poter ricostruire latitudine e longitudine dalla posizione del sole in cielo; rimaneva però la possibilità che anche il piccolo peso applicato fosse troppo per gli uccellini. Solo poco prima della pubblicazione gli autori hanno potuto recuperare 5 dei 37 localizzatori applicati, confermare la rotta migratoria in mare aperto delle parule e tributare loro i dovuti onori per la loro incredibile impresa.

 

 

Riferimenti:
DeLuca WV, Woodworth BK, Rimmer CC, Marra PP, Taylor PD, McFarland KP, Mackenzie SA, Norris DR. Transoceanic migration by a 12 g songbird. Biol Lett. 2015 Apr;11(4). pii: 20141045. doi: 10.1098/rsbl.2014.1045. 

Immagine via Wikimedia Commons