L’evoluzione all’opera sui pinguini di Magellano

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Uno studio sul campo di 28 anni sul pinguino di Magellano rivela quali tratti in questa specie vengono premiati dalla selezione naturale

L’evoluzione non è solo un solido pilastro della biologia, ma un fenomeno tangibile che chiunque, armato di pazienza, può osservare. I cambiamenti in una popolazione avvengono nel corso di molte generazioni, perciò può essere frustrante per i biologi tentare di monitorarli in specie longeve. Ma Dee Boersma, docente di biologia all’Università di Washington, non si è fatta scoraggiare. Ha dedicato gli ultimi 34 anni a raccogliere dati su durata di vita, successo riproduttivo, luoghi di foraggiamento e dinamica di popolazione del pinguino di Magellano (Spheniscus magellanicus) a Punta Tombo. Questo tratto di costa argentina, protetto da un parco nazionale, rappresenta il più importante sito di riproduzione al mondo per questa specie. Ogni anno, da settembre ad aprile, 500.000 uccelli che provengono dal Sud del Brasile si danno appuntamento qui per nidificare.



Stessa spiaggia stesso mare… e stesso nido
Ma non dobbiamo immaginarci un’immensa orgia: come tutti i pinguini anche quello di Magellano è strettamente monogamo e le coppie restano insieme per tutta la vita, che può superare i 20 anni. Molti individui, perciò, sono diventati di famiglia per Dee Boersma e i suoi collaboratori, che dal 1982 trascorrono ogni estate australe in loro compagnia. Per fortuna dei biologi, ogni coppia è fedele anche al proprio nido, scavato nel terreno: anno dopo anno, ritornano a occupare sempre lo stesso, come fanno le rondini. In questo modo è più semplice localizzare e riconoscere i singoli individui e studiare la loro discendenza. Grazie all’applicazione di fascette metalliche identificative alle ali-pinne dei nuovi nati, i ricercatori hanno potuto ricatturarli e misurarne le caratteristiche fisiche negli anni successivi.

 

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Un pinguino marchiato dai ricercatori con una fascetta metallica applicata all’ala, per consentirne il riconoscimento (Immagine: Dee Boersma)


Pinguini di tendenza (evolutiva)

«Abbiamo scelto le caratteristiche che potrebbero essere importanti per il successo dei singoli pinguini, come le dimensioni del corpo e la lunghezza del becco», ha detto Boersma. «E una volta che abbiamo avuto generazioni di dati tracciabili per gli individui e i loro discendenti, ci siamo chiesti: quali di questi tratti cambiano nel corso del tempo?». I ricercatori hanno potuto riscontrare tendenze evolutive in maschi e femmine dei pinguini in sette dei 28 anni compresi nello studio. È probabile che in realtà la selezione naturale abbia agito su questi tratti ogni anno, ma l’estrema variabilità delle condizioni ambientali a Punta Tombo determina oscillazioni nella “direzione” di selezione troppo ampie per un periodo di “appena” 28 anni. In altre parole serviranno altri anni o forse decenni di studio per vederci chiaro. Intanto, nei sette anni in cui la selezione naturale ha operato in maniera chiara, i ricercatori hanno registrato un maggior successo riproduttivo dei maschi più grandi negli anni di magra, quando le risorse scarseggiavano. Nelle femmine, la selezione agisce su tratti come la misura del piede, del becco e le dimensioni del corpo, ma a differenza dei maschi non sembra correlata alle condizioni ambientali.

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Una coppia di pinguini di Magellano nei pressi del nido (Immagine: Wikimedia Commons)


Non finisce qui…
I risultati dei ricercatori sono stati pubblicati da poco sulla rivista The Auk: Ornithological Advance. Si tratta del primo studio che misura la selezione naturale nei pinguini e il secondo sugli uccelli dopo quello dei biologi evoluzionisti Peter e Rosemary Grant. La coppia ha speso più di 20 anni sull’isola di Daphne Major, alle Galápagos, a catalogare le modifiche nei becchi dei fringuelli di Darwin, correlate all’influenza di El Niño. Lo studio sulla selezione dei pinguini detiene il record di durata, ma Boersma non è ancora soddisfatta. Incoraggiata dai risultati ottenuti, intende continuare con la sua squadra la raccolta dei dati e il monitoraggio dei tratti per molte altre generazioni di pinguini. «Questo non è che l’inizio», ha dichiarato.

Eugenio Melotti, da Zanichelli Aula di Scienze

Immagine da Wikimedia Commons