L’impronta dell’uomo sulla ‘cultura’ degli scimpanzé

La presenza umana sembra influire negativamente sulla trasmissione culturale (spesso legata all’adattamento all’ambiente) in diverse popolazioni di scimpanzé: un ulteriore problema per la corretta conservazione del nostro parente più prossimo


Che l’impatto antropico sull’ambiente rappresenti una grave minaccia alla sopravvivenza delle grandi scimmie antropomorfe (e un po’ in realtà di tutte le specie, di tutti i regni) è un fatto triste e tuttavia acclarato, come è testimoniato dal declino generalizzato che oranghi, alcune popolazioni di gorilla e scimpanzé stanno subendo in Africa e Asia.

La nuova prospettiva offertaci da un recente studio pubblicato su Science, frutto del lavoro di un concerto di ricercatori guidato da Hjalmar S. Kühl del Max Planck Institute, getta tuttavia una luce sinistra sul problema, offrendo una visione del processo di rarefazione dello scimpanzé (Pan troglodytes) niente affatto confortante: sembra che l’effetto del nostro “disturbo” nei confronti di questa specie si ripercuota, oltre che sulle risorse e sull’ambiente in cui vive, anche sulle sue capacità di procurarsi tali risorse e di sfruttare tale ambiente. Utilizzando le parole degli autori, “sotto l’influenza del disturbo antropico le tradizioni comportamentali delle grandi scimmie potrebbero scomparire […] anche quando la popolazione perdura, a causa di una diminuzione delle risorse o a un crollo delle opportunità di contatto sociale” (tradotto dal testo dell’articolo). Questo è il nucleo di ciò che viene definito “disturbance hypothesis”.

Attraverso uno studio ad ampio raggio delle popolazioni di scimpanzé, residenti in aree sottoposte a intenso impatto umano e in aree di controllo, i ricercatori hanno infatti cercato di quantificare la perdita di trasmissione culturale relativa a 31 diversi comportamenti normalmente appresi dalle nuove generazioni per contatto con quelle parentali. Le analisi indicano che nelle popolazioni soggette a disturbo umano la stima della perdita media di queste capacità dell’88%, trasversale a tutti i comportamenti esaminati.

Le comunità sottoposte a studio in totale sono 144, e per ognuna di esse è stato possibile riconoscere comportamenti specifici o varianti locali dello stesso comportamento. Ma cosa intendiamo, in questo contesto, per comportamento?

Con riferimento alle grandi scimmie e in particolare a scimpanzé e oranghi (genere Pongo), si definisce “comportamento” o “comportamento culturale” un’azione o una serie ben definita di azioni che permettono il raggiungimento intenzionale di un obiettivo e che sono ripetibili e ripetute da uno o più elementi di una comunità con l’intento di raggiungere quel determinato obiettivo. L’obiettivo di un particolare comportamento può essere legato all’alimentazione, alla sfera dei rapporti interpersonali, alla gestione dello spazio del singolo o del gruppo e così via, e la sua messa in pratica può essere veicolata o facilitata dall’utilizzo di strumenti più o meno complessi e a diverso grado di elaborazione da parte dell’individuo.

Tutto questo sfaccettato campionario di abitudini consolidate e apprese e/o innovazioni testate e condivise va a costituire un panorama vasto ed estremamente diversificato, in cui la trasmissione e la contaminazione sono possibili laddove comunità adiacenti abbiano modo di interagire; questo produce dei pathways di diffusione e dei gradienti locali, andando a implementare ulteriormente la variabilità dei tratti culturali conosciuti.

Tuttavia, come puntualizzano gli autori, è proprio questa complessa rete che stiamo perdendo, o meglio, è proprio di questa complessa rete che stiamo causando la sistematica demolizione. I ricercatori si interrogano: è possibile che sul lungo periodo il nostro impatto sullo scimpanzé – e perché no, su altre specie ad esso affini per variabilità culturale – determini un’erosione talmente spinta delle sue capacità di trasmissione sociale da compromettere per sempre la sua identità culturale?

Secondo Kühl e colleghi al momento attuale le probabilità giocano troppo a sfavore degli scimpanzé per consentire un’apertura positiva nei confronti del futuro. Quel che tuttavia potrebbe costituire un minuscolo brandello di speranza per la preservazione dell’integrità del nostro più stretto parente è l’introduzione di un approccio metodologico diverso, che consideri le comunità di scimpanzé in base a un nuovo concetto di “cultural heritage site” (“sito di eredità culturale”) e faccia riferimento a questo per la definizione di strategie di conservazione e salvaguardia.


Riferimenti:

Kühl H.S. et al. Human impact erodes chimpanzee behavioral diversity. Science, 2019, Vol. 363, Issue 6434, pp. 1453-1455

Immagine: Chi King [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons