L’origine della monogamia nei primati

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La monogamia sociale nei primati si sarebbe originata come strategia per evitare l’infanticidio: questa è la conclusione di uno studio comparativo che ha riguardato ben 230 specie.

La monogamia sociale è la condizione in cui un maschio e una femmina formano una coppia stabile, che dura almeno fino al termine della stagione riproduttiva, e in cui entrambi i genitori, in genere, si prendono cura della prole. Contrariamente ad altre classi di vertebrati, quali gli uccelli, la monogamia non è particolarmente comune tra i mammiferi: la gestazione interna e l’allattamento ad opera esclusivamente femminile conferiscono infatti ai padri la possibilità di allontanarsi dalla ‘famiglia’, senza dover prestare cure parentali, al fine di incrementare le proprie opportunità riproduttive. E’ per questo motivo che la poliginia  (accoppiamento di un maschio con più femmine) è molto diffusa tra i mammiferi. In questo contesto, però,fanno eccezione i primati, in cui tale sistema socio-sessuale si è originato indipendentemente in quasi tutte le linee evolutive. In passato, sono state formulate diverse ipotesi sull’origine di questo comportamento nei mammiferi, anche se quelle maggiormente accreditate chiamano in causa tre possibili pressioni selettive. 
Innanzitutto, la monogamia sociale potrebbe essersi originata come conseguenza della promiscuità sessuale: monogamia sociale, infatti, non è sinonimo di monogamia sessuale, in quanto sia maschi che femmine hanno la possibilità di accoppiarsi con altri partner. In questo caso, i maschi avrebbero iniziato a sorvegliare le femmine in modo tale da evitare accoppiamenti con estranei e quindi garantendosi la paternità (biologica) dei figli. In secondo luogo, il legame tra maschi e femmine potrebbe essere stato favorito dai vantaggi delle cure biparentali: soprattutto nei primati, in cui l’allevamento della prole impone un alto costo, il contributo maschile a questa attività garantirebbe maggiori probabilità di sopravvivenza della progenie. Infine, la monogamia sociale potrebbe essere stata favorita come strategia per evitare l’uccisione dei cuccioli da parte di altri individui: l’infanticio è un comportamento comune nei mammiferi, mediante cui i maschi svincolano le neomamme dalle cure parentali e le rendono subito ricettive a nuovi accoppiamenti. In assenza di infanticidio, infatti, le femmine non sarebbero disponibili ad accoppiarsi con un nuovo maschio fino al termine dello svezzamento. 
Da questo punto di partenza, un gruppo di ricercatori australiani ha indagato il fenomeno utilizzando un approccio comparativo e filogenetico al fine di comprendere quale di queste cause fosse maggiormente responsabile dell’origine della monogamia nei primati. Sebbene ci siano diverse concause alla base di tale comportamento, dai risultati pubblicati sulla rivista PNAS emerge come solo la presenza di infanticidio sia associata ad un’elevata probabilità del passaggio dalla poliginia alla monogamia. 
Il passaggio alla monogamia avrebbe poi comportato diversi vantaggi, come l’origine delle cure biparentali: non è un caso, infatti, che la monogamia sia maggiormente diffusa in quei gruppi in cui le fasi dell’allattamento sono prolungate, rendendo quindi i piccoli vulnerabili ai maschi infanticidi per lungo tempo. In questi casi, infatti, le cure biparentali sarebbero utili ad accelerare la crescita e ridurre quindi questa fase di vulnerabilità dei cuccioli. 
La condivisione delle cure parentali da parte dei maschi ha portato con sé un’ulteriore conseguenza: la possibilità di allevare figli energeticamente costosi, come quelli portatori di un cervello di grosse dimensioni. Questo aspetto, concludono i ricercatori, potrebbe aver favorito il processo di elevata encefalizzazione che si osserva nei primati.
Andrea Romano
Riferimenti:
Christopher Opie, Quentin D. Atkinson, Robin I. M. Dunbar, and Susanne Shultz. Male infanticide leads to social monogamy in primates. PNAS, July 29, 2013 DOI: 10.1073/pnas.1307903110
Crediti immagine: Andrea Romano