Mimetismi

Nel corso dell’evoluzione le prede hanno sviluppato sofisticate strategie antipredatorie nel tentativo di eludere i predatori; queste strategie sono tanto più perfezionate quanto più è stata duratura la coevoluzione tra le due specie antagoniste.Maggiori problemi per le prede sussistono quando le pressioni predatorie provengono da fonti diverse, con meccanismi di caccia differenti. In questi casi, le potenziali prede sono chiamate

Nel corso dell’evoluzione le prede hanno sviluppato sofisticate strategie antipredatorie nel tentativo di eludere i predatori; queste strategie sono tanto più perfezionate quanto più è stata duratura la coevoluzione tra le due specie antagoniste.

Maggiori problemi per le prede sussistono quando le pressioni predatorie provengono da fonti diverse, con meccanismi di caccia differenti. In questi casi, le potenziali prede sono chiamate a “decidere” in che modo attuare le proprie strategie difensive: potrebbero sviluppare meccanismi di elusione più efficaci verso il predatore più vorace e diffuso, ma pagare il costo nei confronti del secondo, oppure utilizzare una tecnica che sia intermedia tra le due ottimali, ma subire ugualmente un alto tasso di predazione da entrambe le parti. Un’alternativa senza dubbio efficace sarebbe quella di adottare strategie diverse in base alla specie predatrice che si prepara all’attacco, un modo per disinnescare i tentativi predatori da più parti senza dover pagare costi aggiuntivi.

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Biology Letters, il camaleonte nano di Smith (Bradypodion taeniabronchum) sembra aver sviluppato questo tipo di strategia difensiva. Questo piccolo rettile, endemico del Sud Africa, viene infatti predato sia da uccelli che da serpenti, predatori che vengono elusi in modi differenti. In particolare, il camaleonte sembra esibire colorazioni diverse in base alle capacità visive del predatore.

Un gruppo di ricercatori della University of the Witwatersrand di Johannesburg ha testato sperimentalmente il comportamento criptico di questa specie quando sottoposta alla presenza di entrambi i predatori. Dai risultati emerge che nei confronti degli uccelli la mimetizzazione con il substrato circostante è praticamente perfetta, in risposta alla migliore capacità di distinguere forme e colori di questo gruppo di animali. Nei confronti dei serpenti, organismi che identificano le proprie prede soprattutto mediante altri meccanismi sensoriali, invece, sembra che il camuffamento sia significativamente meno accurato, ma ugualmente efficace.

Andrea Romano

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons