Naturalmente Empatici

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Un percorso nella storia del concetto di empatia partendo dalle più lontane descrizioni che ne forniscono David Hume e Charles Darwin per arrivare alle contemporanee teorie avanzate da filosofi, etologi e neuroscienziati che lasciano presupporre l’esistenza di una naturale e innata capacità empatica alla base delle nostre norme morali condivise.

Naturalmente Empatici di Costanza Motta

Nella prima metà del Settecento David Hume, nel suo Trattato sulla natura umana, scrive:
In generale possiamo rilevare che le menti umane sono lo specchio l’una dell’altra, non soltanto perché riflettono le rispettive emozioni, ma anche perché capita spesso che quei raggi di passione e sentimento si riverberino fino a dissolversi ai minimi gradi. 

Il filosofo scozzese sottolinea, in diversi passi del suo scritto, l’importanza del principio di simpatia tramite il quale l’uomo si immedesima nei sentimenti dei suoi simili, “prendendo parte così dei loro piaceri e dolori”. Hume non è, ovviamente, né il primo né l’unico filosofo a porre l’accento su questa capacità. È interessante, però, notare come l’affermazione secondo la quale le menti umane sono specchio l’una dell’altra, richiami con immediatezza una delle più importanti scoperte del Ventesimo secolo nell’ambito delle neuroscienze cognitive: la scoperta, per opera di un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma coordinati da Giacomo Rizzolatti, dei neuroni specchio.

Charles Robert Darwin, il celebre naturalista inglese padre della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, intorno alla seconda metà dell’Ottocento, lesse con estrema attenzione il testo di Hume e trasse da esso alcune importanti tesi che condivise tanto da citarle quasi alla lettera in alcuni passi dei suoi scritti. Anche Darwin, come Hume, pone l’accento sul principio di simpatia che riscontra nei rapporti umani, e nel testo del 1872 L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali scrive:
Il senso di simpatia è facilmente comprensibile presumendo che, quando vediamo o percepiamo il dolore di un’altra persona, richiamiamo alla mente quell’idea di sofferenza in modo tanto vivido da provarla noi stessi
Il resto del testo in allegato
Naturalmente empatici. Costanza Motta