No NOMA

Allora, decidiamoci. Il mai abbastanza compianto Stephen Jay Gould aveva proposto, qualche anno fa, la teoria dei Noma (Non overlapping magisteria). Secondo questa idea, scienza e religione sono mutualmente compatibili solo e soltanto se l’una non entri nel campo di influenza dell’altra. Ha sviluppato i tutto in un saggio per la rivista Natural history e poi nel libro ‘Rock of


Allora, decidiamoci. Il mai abbastanza compianto Stephen Jay Gould aveva proposto, qualche anno fa, la teoria dei Noma (Non overlapping magisteria). Secondo questa idea, scienza e religione sono mutualmente compatibili solo e soltanto se l’una non entri nel campo di influenza dell’altra. Ha sviluppato i tutto in un saggio per la rivista Natural history e poi nel libro ‘Rock of ages‘ (tradotto con ‘I pilastri del tempo’).

All’inizio mi sembrava un’idea brillante, ma man mano che passava il tempo si è dimostrata poco realistica, per varie ragioni. Per esempio cosa facciano le Chiese e cosa faccia la scienza non è stabilito da nessuno, e di conseguenza i confini dei magisteria sono mal definiti. Poi i dominio delle prime è andato scemando col tempo (una volta le religioni erano anche descrizioni del mondo, ora non dovrebbero più esserlo), e quindi il confine delle rispettive zone di influenza è cambiato col tempo. Ma ammettiamo che a un certo punto ci si sia messi che le religioni diano prescrizioni e la scienza descrizioni. Nessuno entra nel campo dell’altra, e così siamo tutti contenti. I problemi però sono molti anche i questo caso: la descrizione della natura umana, per esempio, e la discendenza da specie non dissimili dalle moderne scimmie antropomorfe, può essere vista come una prescrizione di comportamento (no, dicono gli etologi classici; un po’ sì, dicono gli psicologi evolutivi)? E le prescrizioni di comportamento e la natura del male non possono essere viste come descrizioni del mondo.

Il discorso è aulico e interessante, ma ecco che entra a gamba tesa il mitico De Mattei, di cui mai si parla abbastanza male. Egli confonde totalmente i piani, e spiega avvenimenti e realtà naturali con logiche religiose. I terremoti – realtà fin troppo tangibili – sono spiegati con la presenza del male (ente di stretta pertinenza religiosa, tanto che non credo esista un accordo univoco su cosa costituisca il male stesso). I giapponesi se la sono voluta perché sono malvagi, i messinesi perché avevano fatto una processione blasfema e atea, i Romani antichi perché erano pieni di “invertiti” (sic), Varsavia è stata distrutta perché si compivano aborti… In questo modo ogni disastro naturale o meno può essere spiegato e giustificato da qualcuno che non ha fatto attraversare una vecchietta il determinato giorno – un fatto che per una determinata religione è particolarmente malvagio. Ovviamente, il buon De Mattei non si rende conto del suo errore metodologico, semplicemente perché per lui la scienza non spiega il mondo – o meglio, lo spiega solo nel caso in cui sia concorde con le spiegazioni della sua teologia pre concilio di Nicea. Questo però è l’esempio più grossolano di distruzione e impossibilità dei Noma e persino Raniero Cantalamessa (un caso esemplare di determinismo nominativo) ha detto che non è proprio così. Finché ci si ferma a De Mattei, però, sembra che il Noma possano funzionare perché in fondo è un pazzerello vicepresidente del Cnr che si esprime in queste guise. Il problema è che anche il suo capo (che credo lui ritenga un modernista illuminista relativista) cioè il papa Benedetto XVI, si è espresso con molto più mellifluità nello stesso modo. A Pasqua ha infatti descritto il mondo secondo la sua Chiesa. E lo ha fatto così:

    Il mondo è un prodotto della Parola, del Logos, come si esprime Giovanni con un termine centrale della lingua greca. Logos significa ragione, senso, parola. Non è soltanto ragione, ma Ragione creatrice che parla e che comunica se stessa. È Ragione che è senso e che crea essa stessa senso. Il racconto della creazione ci dice, dunque, che il mondo è un prodotto della Ragione creatrice. E con ciò esso ci dice che all’origine di tutte le cose non stava ciò che è senza ragione, senza libertà, bensì il principio di tutte le cose è la Ragione creatrice, è l’amore, è la libertà. Qui ci troviamo di fronte all’alternativa ultima che è in gioco nella disputa tra fede ed incredulità: sono l’irrazionalità, l’assenza di libertà e il caso il principio di tutto, oppure sono ragione, libertà, amore il principio dell’essere?

Con un classico gioco di magia, Benedetto XVI spiega il mondo come derivante da logos, quindi ragione, quindi amore, quindi libertà. Sono tutte parole che appartengono al magistero della Chiesa, e che a quel che so niente hanno a che fare con la realtà del mondo. Io potrei dire logos, quindi parola, quindi menzogna, quindi male. Chi mi dice che sbaglio? La frase finale, oltre che insultante, è anche ignorante – nel senso che ignora. Secondo Benedetto XVI la fede è razionale, mentre l’incredulità è irrazionale. Già questo potrebbe far sorridere, visto che è esattamente il contrario (chi ha detto credo quia absurdum, un ateo?) e il caso è assenza di libertà e amore. I soliti giochini di parole, si potrebbe dire, se non fosse che influenza un miliardo di persone. Ma andiamo avanti. La frase successiva è il riassunto (e paradossalmente la descrizione corretta) della posizione di molti scienziati:

    Non è così che nell’universo in espansione, alla fine, in un piccolo angolo qualsiasi del cosmo si formò per caso anche una qualche specie di essere vivente, capace di ragionare e di tentare di trovare nella creazione una ragione o di portarla in essa. Se l’uomo fosse soltanto un tale prodotto casuale dell’evoluzione in qualche posto al margine dell’universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura.

Viene da dirgli “E invece è esattamente così” come dice Monod. Purtroppo però il meccanismo è sbagliato: l’uomo e le altre specie NON sono il prodotto casuale dell’evoluzione, ma il risultato di un processo deterministico ma non finalistico, la selezione naturale, che è tutto meno che casuale. Il caso c’entra solo come creazione di diversità da cui la selezione naturale estrae gli individui più adattati all’ambiente. E non li estrae come in una lotteria, come sembra di aver capito il papa, ma in seguito a precisissime regole di, appunto, selezione. Come De Mattei, il papa è entrato nella descrizione del mondo, un magisterium che non gli compete, evidenziando ancora una volta, come De Mattei, che l’ipotesi Noma non è percorribile non per colpa della scienza (che anzi è fin troppo timida e si ritrae da spiegazioni naturalistiche del comportamento umano per paura di offendere) ma per colpa delle religioni, che vogliono vedere il mondo con occhiali creati migliaia di anni fa, e non sopportano di essere ristrette al loro compito prescrittivo. Le continue e irritanti invasioni di campo di questi silvan dell’apodittico non fanno altro che allontanare chi ha un minimo di conoscenza scientifica dalla religione. Non che sia una cosa cattiva, ma la lotta continua con questi parolai fa solo perdere tempo a chi dovrebbe dedicarsi ad altro. Come me, per esempio

Trato da Leucophaea, il blog di Marco ferrari