O famo strano ?

Proprio prima del Natale del 1995, due zoologi danesi, Peter Funch e Reinhardt Møbjerg Kristensen, appartenenti entrambi alla Università di Copenhagen annunciarono la scoperta di un nuovo stranissimo animale: il Symbion pandor, nello Stretto di Kattegat, tra Danimarca e Svezia. Il perché del nome pandora, assegnato alla specie vi sarà chiaro quando ne descriveremo il ciclo vitale! Non v’è dubbio


Proprio prima del Natale del 1995, due zoologi danesi, Peter Funch e Reinhardt Møbjerg Kristensen, appartenenti entrambi alla Università di Copenhagen annunciarono la scoperta di un nuovo stranissimo animale: il Symbion pandor, nello Stretto di Kattegat, tra Danimarca e Svezia. Il perché del nome pandora, assegnato alla specie vi sarà chiaro quando ne descriveremo il ciclo vitale!


Non v’è dubbio che scoprire una nuova specie debba essere veramente elettrizzante, ma scoprire un nuovo phylum? ( Per i non addetti ai lavori: un phylum è una delle categorie sistematiche maggiori, tanto per fare un esempio: pesci, anfibi, rettili , uccelli e mammiferi formano un unico phylum quello dei Cordati). La loro scoperta fu annunciata come la “Scoperta Zoologica del decennio”. Il nuovo animale era così strano che non risultava appartenere ad alcuna delle categorie di vita animale conosciute o phyla. Un nuovo phylum doveva essere creato per ospitarlo, nacque così il phylum dei Cycliophora. L’animale era in realtà stato osservato già negli anni ’60, ma non vi erano allora microscopi in grado di discriminarne la struttura. Simbionte, per la maggior parte della sua vita, Symbion pandora vive sulle setole che crescono sull’apparato boccale delle aragoste norvegesi: Nephrops norvegicus. Ad esclusione di questo stranissimo habitat, il simbionte ha anche un ciclo vitale a dir poco bizzarro, che annovera uno stadio alimentare e ben 3 larve dette : Pandora, Prometeo e Cordoide!


A questo punto vi suggerirei di stamparvi l’ immagine del complicatissimo ciclo vitale. Allora si comincia: nello stadio alimentare, il simbionte è simile ad un sacco lungo 0,5 mm, completamente asessuato. In questo stadio, lo si trova attaccato alle setole presenti intorno alla bocca dell’aragosta. Si fissa a queste setole con un piccolo disco adesivo posto all’estremità posteriore del suo corpo. All’estremità corrispondente alla testa del suo corpo c’è una corona di piccoli filamenti le Cilia, che usa per catturare particelle commestibili che sono capitate nelle vicinanze dalla bocca dell’aragosta. Questo cibo viene introdotto nella bocca, per passare poi nell’anello del tratto digerente; il cibo non digerito esce dall’ano, che si apre vicino alla bocca entro la corona alimentare. E qui già la situazione non appare molto bella, ma si sa gli invertebrati non sono per nulla schizzinosi!


Se l’aragosta non sta cambiando l’esoscheletro, lo stadio alimentare si riproduce in modo asessuato con un processo noto come gemmazione, formando la larva Pandora, che poi si fissa in un’altra zona della stessa aragosta. In breve tempo l’apparato boccale dell’aragosta è pieno di questi organismi. (Ricordatevelo quando chiederete al cameriere di togliere per voi un’aragosta dall’acquario, per terminarla; in bocca ci sono i piccoletti!)


Ma riprendendo il filo del discorso, le cose cambiano quando l’aragosta è pronta per la muta. Alcune forme alimentari originano al loro interno una femmina , mentre altre originano per gemmazione la larva prometeo , larva che contiene 2 maschi nani. I maschi sono molto semplici, non hanno né bocca, né ano e nemmeno un apparato digerente rudimentale. Quello che hanno, naturalmente, è un sistema genitale ben sviluppato…e un píccolissimo pene. La larva prometeo esce dal corpo della madre e si fissa sul corpo di un individuo che contiene la femmina, ancora allo stadio larvale. Quale sia il reale meccanismo di fecondazione non è ancora stato confermato.


E qui inizia la parte più sordida del racconto: i 2 bulletti nani hanno il compito di fecondare la femmina che non è ancora nata! Ci sono diverse ipotesi, alcune realmente scabrose come il considerare una fecondazione epidermica: i 2 maschietti, senza lasciare la larva prometeo che li contiene, attraversano con il loro pene la pelle di questa larva ( cioè la loro madre!) e la pelle della madre che contiene la femmina e fecondano la femmina prima che sia stata partorita; quindi una tripla penetrazione! Tutto questo però appare un po’ difficile, perché il pene dei 2 bulletti è veramente piccolo! Un’altra alternativa è che il maschio esca direttamente dalla larva prometeo, la femmina farebbe la stessa cosa , in modo che la fecondazione avverrebbe tra le 2 forme libere. In ogni caso, quello che è sicuro è che il piccolo maschio feconda la cugina di sua madre, che comunque non è cosa da poco!


La femmina fecondata lascia il corpo della forma asessuata, che l’ha nutrita, per trovare un proprio posto sulle setole della bocca dell’aragosta. La vita dello stadio femminile è breve e dopo poco tempo, i suoi organi digestivi si deteriorano e sono trasformati nella larva Cordoide. Questa larva si trasforma in un giovane esemplare di forma alimentare asessuata, che si apre una via di uscita dal corpo femminile e nuota fino a trovare una nuova aragosta ospite. Lì si fisserà e crescerà per iniziare questo ciclo complesso ancora una volta.


Da quando il simbionte è stato scoperto, altre specie simili sono state individuate in aree geografiche molto distanti dall’area originaria al largo della costa Danese. Nuove specie sono state individuate sulle setole della bocca di aragoste americane e europee, estendendo la distribuzione di questi animali fino a comprendere l’atlantico occidentale e il mediterraneo.


Dopo aver svelato il mistero del ciclo vitale, rimane ancora il problema di dove collocare i Cycliophora. Ovviamente ci sono diverse ipotesi: gli scopritori e specialmente Funch, pensano che siano imparentati con i Briozoi, altri invece li accostano ai Rotiferi.


E per finire un simpatico video.



Patrizia Martellini

Blog Evolve or Die




BIBLIOGRAFIA

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10. Judith Fuchs, Tohru Iseto, Mamiko Hirose, Per Sundberg, & Matthias Obst (2010). The first internal molecular phylogeny of the animal phylum Entoprocta (Kamptozoa) Molecular Phylogenetics and Evolution DOI: 10.1016/j.ympev.2010.04.009