Occhiate ingannevoli

Le macchie ocellari sulle ali di numerose specie di farfalle scoraggiano i predatori in quanto simulano gli occhi di un predatore in agguato: la conferma da uno studio sperimentale

Numerosi invertebrati hanno evoluto grosse macchie concentriche sul proprio corpo molto simile a occhi aperti. Qual è la funzione adattativa di questi segnali cromatici così cospicui? Per decenni si è ritenuto che tali macchie, tipiche di numerose specie di farfalle (sia allo stadio adulto che a quello di bruco) riproducessero delle copie fedeli di occhi aperti di vertebrati e avessero pertanto una funzione di disincentivare la predazione, ingannando il sistema sensoriale dei predatori. Tuttavia, questa ipotesi è stata largamente criticata negli ultimi anni, suggerendo che, in realtà, il meccanismo antipredatorio fosse legato alla neofobia (la paura di oggetti nuovi non comuni nell’ambiente) o all’eccessivo stimolo visivo da esse causato, a sua volta dipendenti dalle grosse dimensioni delle macchie. Insomma, due meccanismi basati sulla paura suscitata nei potenziali predatori, di cui, però, il primo basato sul mimetismo e l’inganno.

A risolvere questo dibattito ci ha pensato uno studio sui Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, che, ha testato le reazioni di diversi individui di cinciallegra (Parus major), utilizzata quindi come specie modello per i predatori, di fronte a diverse immagini scorrevoli su uno schermo. Le immagini riproducevano farfalle con macchie ocellari di diverse dimensioni, altre di farfalle con macchie rese di colori diversi dagli occhi di un predatore e altre ancora prive di macchie, nonché foto di potenziali predatori, come rapaci notturni, con occhi aperti (quindi visibili) o chiusi. I risultati indicano che le immagini di farfalle con macchie ocellari di grosse dimensioni e più simili agli occhi dei predatori generavano spavento nei piccoli uccelli al pari degli occhi sbarrati dei rapaci notturni, mentre le altre foto creavano una risposta molto inferiore.

E’ quindi molto probabile, concludono i ricercatori, che le macchie ocellari sulla livrea di farfalle e altri invertebrati si siano evolute come strategia antipredatoria, riproducendo le sembianze di un predatore in agguato.


Riferimenti:
De Bona et al. Predator mimicry, not conspicuousness, explains the efficacy of butterfly eyespots. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences. DOI: 10.1098/rspb.2015.0202

Image: “Mycalesis patnia” by L. Shyamal – Own work. Licensed under CC BY-SA 2.5 via Wikimedia Commons