Onnivori non si nasce

Gli erbivori non diventano carnivori (e viceversa) e gli onnivori non nascono tali (nascono infatti o erbivori o carnivori). Queste sono solo due fra le osservazioni emerse da uno studio pubblicato pochi giorni fa su PNAS, che ha analizzato l’impatto delle strategie alimentari (cioè il fatto di essere carnivori, erbivori o onnivori) nell’evoluzione dei mammiferi. Lo studio ha utilizzato i


Gli erbivori non diventano carnivori (e viceversa) e gli onnivori non nascono tali (nascono infatti o erbivori o carnivori). Queste sono solo due fra le osservazioni emerse da uno studio pubblicato pochi giorni fa su PNAS, che ha analizzato l’impatto delle strategie alimentari (cioè il fatto di essere carnivori, erbivori o onnivori) nell’evoluzione dei mammiferi.

Lo studio ha utilizzato i dati raccolti in letteratura sulle abitudini alimentari delle varie specie di mammiferi. Samantha Price, dell’Università della California di Davis, Samantha Opkins, dell’Universià dell’Oregono a Eugene, e altri ricercatori dell’Università di Durham nel Regno Unito hanno compilato questo dato (carnivoro, erbivoro, onnivoro) per oltree 1500 specie di mammiferi (circa un terzo di quelle note) e li hanno poi mappati nell’albero genealogico dei mammiferi. Hanno poi testato la verosimiglianza di modelli teorici diversi che collegavano la diversificazione delle specie (quindi la loro storia evolutiva) con le transizioni fra strategie alimentari, scoprendo alcune cose interessanti.

Per esempio hanno visto che le specie onnivore non si originano direttamente con questa strategia alimentare ma hanno un passato da specie erbivore o carnivore. Hanno anche osservato che la probabilità che una specie erbivora sia evoluta direttamente in specie carnivore è praticamente pari a zero (stessa cosa il contrario). Un’altro aspetto interessante è il ritmo di speciazione di ciascun gruppo: gli erbivori sono quelli che danno origine a più specie nuove, i carnivori sono secondi in classifica. I più lenti in assoluto invece sono gli onnivori. Questi ritmi diversi avrebbero portato alla maggior biodiversità di erbivori e carnivori rispetto agli onnivori che si osserva oggi. I motivi dietro a questi tassi differenti di diversificazione, spiegano gli autori, sono complessi, potrebbro essere indiretti e per il momento restano solo speculativi (per cui i ricercatori non si sbilanciano).

Federica Sgorbissa da Oggiscienza


Riferimenti:
Samantha A. Price, Samantha S. B. Hopkins, Kathleen K. Smith, and V. Louise Roth. Tempo of trophic evolution and its impact on mammalian diversification. Proceedings of the National Academy of Sciences, April 16, 2012 DOI: 10.1073/pnas.1117133109

Foto di Andrea Romano