Padri amorevoli o killer di figli?

I cavallucci marini e i pesci pipa (Famiglia Syngnathidae) sono l’emblema in natura del buon padre che, non solo si prende cura della prole, ma la difende durante le fasi dello sviluppo in una tasca, che in questo gruppo di animali si è originata e mantenuta per facilitare le mansioni paterne. Ma questa visione di padre amorevole che si sacrifica

I cavallucci marini e i pesci pipa (Famiglia Syngnathidae) sono l’emblema in natura del buon padre che, non solo si prende cura della prole, ma la difende durante le fasi dello sviluppo in una tasca, che in questo gruppo di animali si è originata e mantenuta per facilitare le mansioni paterne. Ma questa visione di padre amorevole che si sacrifica per i suoi piccoli sembrerebbe non corrispondere alla realtà, che nasconde un comportamento ben diverso.

I padri della specie Syngnathus scovelli, un pesce pipa che vive nel Golfo del Messico, sono ben lontani dall’idea del padre amorevole che farebbe di tutto per la prole: uno studio su Nature ha infatti messo in luce come i maschi selezionino in maniera attiva la prole, determinandone la morte precoce dei figli delle femmine di bassa qualità. Nel corso di una stagione riproduttiva, infatti, questa specie si riproduce svariate volte: nel corso di ogni evento riproduttivo, i maschi, contrariamente alla maggior parte dei vertebrati, selezionano la partner, ne ricevono le uova e le mantengono protette nella tasca addominale fino alla schiusa. Ma le probabilità di sopravvivenza degli embrioni sono molto variabili. Nella fase post-copulatoria, infatti, i maschi sembrano investire in maniera differenziale sulla prole in relazione ad alcune carateristiche delle femmine: in particolare, la sopravvivenza dei piccoli aumenta considerevolmente all’aumentare della taglia delle femmine con cui si accoppiano e al numero di uova che queste trasferiscono. I maschi, dunque, favoriscono la prole delle femmine di qualità maggiore (come di solito avviene, a ruoli inveriti, nella maggior parte dei vertebrati) e sembrano promuovere l’aborto di buona parte dei figli delle femmine meno appetibili.

Come mai i padri dovrebbero far morire la propria prole, rinunciando a parte del proprio successo riproduttivo? La risposta va ricercata nel concetto di trade-off (traducibile in italiano con la parola compromesso) tra le diverse componenti della fitness, un concetto fondamentale in biologia evoluzionistica. Le risorse non sono illimitate e devono essere utilizzate nel migliore dei modi: quando vengono spese energie in certo modo, le energie residue si riducono e potrebbero non consentire lo svolgimento di altre importanti attività. La vita degli individui è, dunque, un continuo compromesso tra il proprio mantenimento e gli sforzi riproduttivi così come tra l’investimento nell’evento riproduttivo corrente e quelli futuri. In questo contesto, i maschi di pesce pipa hanno a disposizione limitate risorse per la riproduzione: risparmiando parte delle energie per una figliata di bassa qualità, sono pronti a dedicare gran parte del proprio investimento parentale verso i piccoli delle femmine più appetibili. Non è un caso, concludono i ricercatori, che la probabilità di sopravvivenza dei piccoli si riduce notevolmente se il padre ha da poco concluso un evento riproduttivo con una femmina di alta qualità.

Andrea Romano


Riferimenti:
Kimberly A. Paczolt, Adam G. Jones, Post-copulatory sexual selection and sexual conflict in the evolution of male pregnancy, Nature 464: 401-404 doi:10.1038/nature08861

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons