Perché non rispondiamo alle provocazioni

Cari lettori di Pikaia, alcuni di voi, che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la passione, ci chiedono da qualche tempo perché non rispondiamo mai agli attacchi e alle insinuazioni che compaiono su certi siti di antievoluzionisti e di integralisti religiosi. La ragione è semplice e fu spiegata nel 2001 da due brillanti evoluzionisti, che erano in disaccordo su


Cari lettori di Pikaia,

alcuni di voi, che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la passione, ci chiedono da qualche tempo perché non rispondiamo mai agli attacchi e alle insinuazioni che compaiono su certi siti di antievoluzionisti e di integralisti religiosi. La ragione è semplice e fu spiegata nel 2001 da due brillanti evoluzionisti, che erano in disaccordo su molte questioni ma in piena sintonia su questa, e cioè Richard Dawkins e Stephen J. Gould: non si reagisce a queste provocazioni perché significherebbe riconoscere implicitamente all’interlocutore una qualche pertinenza sull’argomento. Gli impulsi viscerali che muovono tali polemiche non hanno infatti nulla a che vedere con la scienza né con una corretta analisi filosofica della scienza. Alcuni si nascondono dietro la viltà dell’anonimato per diffondere le loro menzogne e i loro insulti. Altri si spacciano per esperti e insistono nell’ignorare spudoratamente la storia della scienza sostenendo che Darwin fu il padre del razzismo e di chissà quali altre nefandezze. Chi conosce le tecniche di comunicazione sa che è difficile rispondere a un interlocutore in malafede che sostiene idiozie simili. Il portale Pikaia da anni svolge un servizio volontario di informazione scientifica secondo gli standard internazionali della ricerca, e a questi si attiene. Abbiamo dato e continueremo sempre a dare ampio spazio a critiche, obiezioni, difficoltà e necessari aggiornamenti della teoria evoluzionistica neodarwiniana. Lo facciamo perché questa è la scienza: un’impresa collettiva capace di auto-correggersi incessantemente. In questi giorni abbiamo ricordato, per fare un solo esempio, una fiera oppositrice del “pensiero unico neodarwinista”, come lei lo definiva, cioè la grande microbiologa Lynn Margulis, da poco scomparsa. Molti di noi possono non condividere le sue critiche radicali all’impostazione generale della Sintesi Moderna, ma il punto di vista di Lynn era motivato da un’indiscussa onestà intellettuale e soprattutto da ricerche e scoperte scientifiche di primissimo livello. Nulla a che vedere, insomma, con chi rincorre ancora morbosamente gli “errori di Darwin”, imbeccato da certo giornalismo nostrano che pare ossessionato da questo tema di retroguardia. Darwin di errori ne ha commessi parecchi, come è normale che sia per uno che disponeva dei mezzi scientifici di metà Ottocento, così come ha avuto intuizioni precorritrici rivalutate ancora oggi. Al netto di tutti gli errori possibili, passati e presenti, il nocciolo della spiegazione evoluzionistica attuale, corroborato oltre ogni ragionevole dubbio, è darwiniano. Se ne facciano una ragione i negazionisti a oltranza. Le valutazioni di merito sugli sviluppi e sugli aggiornamenti della teoria evoluzionistica vanno lasciate agli storici, agli scienziati e agli studiosi che conoscono le fonti, non al chiacchiericcio dei narcisisti della rete che spizzicano una citazione qui e una là e sono convinti di essere in possesso di chissà quale rivelazione. E’ disarmante osservare la perseveranza con cui si strumentalizza qualsiasi notizia sull’evoluzione nella speranza che sia una possibile smentita di Darwin, come se questo dovesse chissà perché lasciare spazio a interpretazioni più “rassicuranti” della storia naturale. Karl R. Popper sosteneva che in una società liberale bisogna essere tolleranti nei confronti di ogni posizione, ma che si può essere intolleranti con gli intolleranti. Nella democrazia della rete circolano tutte le opinioni, ma esiste anche il diritto di ignorare gli ignoranti.

Continuate a seguirci così numerosi anche nel 2012, con l’auspicio che per tutti voi sia pieno di nuove scoperte e di nuovi progetti!


Telmo Pievani





P.S.

In occasione del Natale, alcuni consigli pedagogici. Se a tavola avete a fianco qualcuno che è ancora convinto che Darwin sia il padre di razzismo, eugenetica e nazifascismo, non imbarcatevi in inutili discussioni e consigliate la lettura di: Antonello La Vergata, “Colpa di Darwin?”, UTET Libreria, Torino, 2009; Adrian Desmond, James Moore, “Darwin’s Sacred Cause. Race, Slavery and the Quest for Human Origins”, Allen Lane Penguin, London, 2009.

Se al veglione vi imbattete in qualcuno che non ha ancora capito che il tema delle espressioni delle emozioni umane consiste nel valutare quanta parte di esse è universale e quanta parte invece è dovuta alle diversità dell’evoluzione culturale, e finge di non capire che il risultato provvisorio di un sondaggio verbale su web deve passare qualche vaglio ulteriore prima di diventare una prova scientifica, va pazientemente convinto a rileggersi: Charles Darwin, “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, a cura di Paul Ekman, Bollati Boringhieri, Torino, 1999. Se poi si potesse visitare la Mostra “Homo sapiens”, a Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 9 aprile 2012, sarebbe utile soffermarsi sull’exhibit relativo alle emozioni umane in sezione sei, guardare con attenzione il video di Paul Ekman e leggere fino in fondo il pannello.

Se a fine pasto scoprite che a un vostro giovane cugino, che vedete una volta all’anno, è stato raccontato che la teoria darwiniana è un dogma ideologico, suggeritegli di passare qualche giorno del 2012 leggendo: Sean B. Carroll, “Al di là di ogni ragionevole dubbio. La teoria dell’evoluzione alla prova dell’esperienza”, Codice Edizioni, Torino, 2008; Jerry A. Coyne, “Perché l’evoluzione è vera”, Codice Edizioni, Torino, 2011.

Se poi non li avrete convinti comunque, non rimaneteci male, è normale. Il loro problema non è Darwin, ma l’incapacità di capire la bellezza e la libertà della ricerca scientifica.