Perché possedere più di una milza?

Da sempre le milze accessorie sono state considerate irrilevanti, ma se rappresentassero un meccanismo aggiuntivo nell’adattamento all’immersione nei cetacei? Alcuni di loro ne hanno fino a 14!

Odontoceti e misticeti dei mari del Nord e del Nord-est Brasile sono stati oggetti di un curioso studio pubblicato su Zoomorphology. Gli studiosi brasiliani, hanno ricercato in 63 animali di 14 specie, tra individui maschi e femmine, in un range di età da piccoli ad adulti, la presenza di milze accessorie per identificarne la funzione. Nel periodo d’analisi, compreso tra il 2009 ed il 2013, è stata riscontrata la presenza di milze accessorie, in numero compreso tra 1 e 14 unità, in circa il 60.3% del totale (38 individui) degli animali sottoposti ad esame nescroscopico. I cetacei oggetto dello studio sono animali trovati morti, ad esclusione di quelli che mostravano segni di problemi respiratori, lesioni della pelle, trauma ed infiammazioni. 
I risultati ottenuti non evidenziano un collegamento tra la presenza della milza accessoria e le variabili sesso o età ma indicano, invece, un’incidenza più alta negli animali con corpo di dimensioni maggiori e che s’immergono a profondità elevate. Nello specifico, questa correlazione viene evidenziata dai dati relativi alle specie Megaptera novaeangliae (misticete; milze accessorie nel 66.7% dei casi),  Globicephala macrorhynchus (odontocete; milze accessorie nel 66.7% dei casi), Kogia sima (odontocete; milze accessorie nel 100% dei casi) e Peponocephala electra (odontocete; milze nel 100% dei casi) dove, ad esempio, l’ultima citata è una specie di difficile avvistamento perchè predilige le acque profonde. 
Le ulteriori analisi condotte hanno evidenziato una notevole similitudine tra i gli organi primari e secondari, sia a livello di morfologia macroscopica che istologica, mentre non hanno messo in luce nessuna correlazione tra il verificarsi di spiaggiamenti e la presenza di milze accessorie nei cetacei studiati.
Tutte queste informazioni, fanno supporre che le milze secondarie possano avere un funzione di resorvoir, rappresentando quindi un meccanismo aggiuntivo per l’adattamento all’immersione, che potrebbe verificarsi o con l’aumento del sostegno del sangue durante l’immersione, una volta che la milza ha immagazzinaggio limitato di sangue, o come risultato di compressione o lesioni per la formazione di bolle di gas, di cui però non è mai stata riscontrata evidenza nello studio brasiliano. Pertanto, gli autori dell’articolo concludono che le milze accessorie possono avere una funzione di riserva di sangue complementare e che possono quindi essere considerati organi linfoidi compensativi della milza primaria.
Questo articolo si inserisce in un filone più ampio che vede il crescente interesse attorno a questi organi secondari, che una volta venivano considerati irrilevanti e che studi hanno invece portato a supporre che possano avere un ruolo anche nei problemi ematologici umani. In questo senso, vista l’importanza nell’uomo, nel 2000, dei ricercatori cinesi hanno condotto uno studio sui criceti che ha portato a mostrare la funzione attiva di questi organi secondari in risposte umorali e cellulari.
Ilaria Pietrini
Riferimenti:
Fernanda Menezes de Oliveira e Silva, Vitor Luz Carvalho, Juliana Plácido Guimarães, Jociery Einhardt Vergara-Parente, Ana Carolina Oliveira de Meirelles, Miriam Marmontel, Maria Angelica Miglino. Accessory spleen in cetaceans and its relevance as a secondary lymphoid organ. Zoomorphology Volume 133, Issue 3, pp 343-350
Crediti immagine: Andrea Romano