Piattelli-Palmarini e Fodor: bocciati in biologia

Sul blog “Pensieri profondi e scemenza” Bob O’Hara,  post-doc in studi sulla biodiversità al BiK-F (Centro studi sulla biodiversità e il clima di Francoforte), commenta l’uscita del libro più chiacchierato del momento (a torto). Fa notare come gli autori confondano lo scientismo del creazionismo, per l’appunto, scientifico con un’ammissione di fede cieca, come confondano le acque sulla definizione di fitness

Sul blog “Pensieri profondi e scemenza” Bob O’Hara,  post-doc in studi sulla biodiversità al BiK-F (Centro studi sulla biodiversità e il clima di Francoforte), commenta l’uscita del libro più chiacchierato del momento (a torto). Fa notare come gli autori confondano lo scientismo del creazionismo, per l’appunto, scientifico con un’ammissione di fede cieca, come confondano le acque sulla definizione di fitness e come speculino esasperati sull’impossibilità della selezione di costruire adattamenti sulla base dei vincoli filogenetici.

Leggiamo “I maiali non hanno le ali, ma non perché esistettero maiali alati che non sopravvissero ad altri che ne erano privi. Non perché i maiali che mancavo le ali erano molto più fertili di quelli che le avevano. Non ci sono mai stati maiali alati perché non c’era posto per le ali sul loro corpo. Questo non è filtraggio ambientale, è solo meccanica fisiologica e dello sviluppo”.

Ora, potremmo ridere per ore, ma qui si denota la totale mancanza del tree thinking, o pensiero filogenetico, indispensabile per interpretare correttamente la sequenza di stati assunti dai caratteri durante evoluzione (nell’esempio: pinna dei sarcopterigi, zampa dei mammiferi, ala). Questa è la lotta concettuale che ha condotto Dawkins nel suo “Il racconto dell’antenato”: non possiamo pensare che le specie attuali si trasformino una nell’altra, questo è grezzo trasformismo. Le specie si trasformano lungo i rami dell’albero filogenetico. Tradotto: se i maiali volanti esistessero non sarebbero maiali, bensì pipistrelli che, di fatto, guarda un po’, esistono.

Anche Guido Barbujani li boccia, su Il Sole 24 ore, lasciandoci perplessi: se Fodor si è vantato di essere in grado di scrivere un libro su Hume senza sapere nulla di lui, è plausibile che lo stesso abbia fatto con Darwin. Paradosso: cosa fareste “se il dentista che si sporge sulle vostre fauci spalancate vi confessasse che è laureato in psicologia, non gli strappereste il trapano di mano in attesa di chiarire da dove vengano le sue competenze odontoiatriche?

E le competenze in evoluzione?

Giorgio Tarditi Spagnoli