Povera Emma Darwin

La moglie di Charles Darwin viene sempre descritta in modo errato e superficiale, strumentalizzando la sua religiosità

Qualche settimana fa Il Foglio ha pubblicato un’intervista a una discendente di Charles Darwin, Laura Keynes.
L’articolo racconta come Laura sia credente e si differenzi dalla sua famiglia, dove i parenti “Usano la teoria dell’evoluzione di Darwin per affermare categoricamente che Dio non esiste, in un modo che Darwin stesso avrebbe trovato sconveniente. Mio nonno vedeva l’agnosticismo come la posizione più coerente, seguiva le prove materiali laddove portavano, ma non per abbattere la cristianità. Prove che non dovevano portare al materialismo, ma che per numerose ragioni culturali è verso quella direzione che hanno condotto: alla cultura della morte”.
Cercando di mostrare come, secondo Laura, Charles Darwin avrebbe oggi “orrore dei nuovi atei” di fatto il pezzo de Il Foglio va a rinforzare alcuni preconcetti su alcuni membri della famiglia, tra cui la moglie di Charles, Emma.
Non voglio certamente dire di conoscere la sua famiglia (quella del presente, per intenderci) meglio di Laura Keynes, e non voglio quindi pronunciarmi troppo sulle sue opinioni in merito ai suoi parenti (sebbene ci tenga a precisare che la parte della famiglia che conosco io non rispecchia per nulla l‘immagine dell’ateo militante o di persone che vedono la religione “come un anacronismo al meglio, come una forma perniciosa di tirannia nel peggiore dei casi”). Sono sicura però di poter dire di conoscere la famiglia (le generazioni passate), e in particolare Emma Darwin, molto meglio dell’autore dell’articolo che cade nel comune errore di dipingere Emma in modo superficiale con i soliti stereotipi sbagliati.
Se infatti che “il nonno non avrebbe tollerato questi ateisti militanti” può essere una affermazione anche condivisibile, lo stesso non si può dire di quanto si legge in conclusione sulla moglie di Charles Darwin. Forse Emma sarebbe anche stata fiera di Laura per essere capace di portare avanti le sue convinzioni, ma bisogna aggiungerei che questo sarebbe vero indipendentemente dal fatto che siano religiose o meno. Emma Darwin era prima di tutto una Wedgwood, un nome sinonimo di tolleranza e apertura mentale. La figura di Emma è sempre liquidata in fretta, con qualche breve nota limitata ad aneddoti di vita familiare o con lo stereotipo della moglie religiosa e bigotta.
Vedere definita Emma come “la moglie pia dello scienziato, la grande accusatrice, fino all’ultimo, del lavoro dissacrante del marito” non mi stupisce quindi più di tanto proprio perché si tratta di una visione superficiale, ma già diffusa. Credo però che sia importante sottolineare che si tratta di una presentazione sbagliata: Emma è un personaggio molto più complesso e interessante, una privilegiata testimone di un’era di rivoluzioni, una figura che affascina e stupisce quando si va a studiare con attenzione la sua vita. E se per alcuni si tratterà solo di sottili puntualizzazioni, per me è invece fondamentale sottolineare che Emma era religiosa, non pia o bigotta. Emma era uno spirito critico, non accusatrice o ostacolo al marito e al suo lavoro. Tutt’altro.
Questo mio commento all’articolo de Il Foglio vuole quindi sottolineare come piuttosto che attaccarsi a una non ben connotata religiosità e andare ad alimentare l’idea della donna pia che non approvava il lavoro del marito, sarebbe più interessante (per non dire poi corretto e onesto) rendere giustizia al carattere di una donna che è molto diversa dal comune ritratto popolare che le è stato fatto.
Chiara Ceci