Proscimmie della discordia

Delle tante controversie che riguardano la storia evolutiva dei primati, una delle meno visibili ai media ma più dibattute dalla comunità scientifica è quella riguardante l’origine della superfamiglia Anthropoidea: furono gli Omomyidi o gli Adapidi, proscimmie estinte simili ai lemuri attuali, i primi antenati del gruppo che oggi comprende scimmie, antropomorfe e uomo? un nuovo fossile proveniente da Messel, in

Delle tante controversie che riguardano la storia evolutiva dei primati, una delle meno visibili ai media ma più dibattute dalla comunità scientifica è quella riguardante l’origine della superfamiglia Anthropoidea: furono gli Omomyidi o gli Adapidi, proscimmie estinte simili ai lemuri attuali, i primi antenati del gruppo che oggi comprende scimmie, antropomorfe e uomo? un nuovo fossile proveniente da Messel, in Germania, si inserisce oggi nella diatriba e promette di far discutere a lungo.

Ida, questo il soprannome dell’incredibilmente ben conservato reperto fossile (come si può notare dalle sensazionali immagini allegate allo studio), ha una storia travagliata dietro di sé: una metà del reperto, che è diviso longitudinalmente in due parti, è stata acquisita dal Dinosaur Center del Wyoming nel ’91 e quindi descritta da Franzen che all’epoca ha anche notato come alcune parti fossero contraffatte per far sembrare l’esemplare più completo, ma solo due anni fa il Museo di Storia Naturale di Oslo è riuscito ad acquisire la metà mancante da un collezionista privato che l’aveva con sé da 25 anni. Si è potuto così stabilire con certezza quali parti fossero contraffatte (in particolare mani, piedi e la colonna vertebrale caudale) e studiare con maggior precisione alcuni elementi importanti come la dentatura. I risultati di questo studio, pubblicato su PlosOne da Franzen
e colleghi, sono un nuovo genere e una nuova specie, Darwinius masillae, designati per questo primate del gruppo degli Adapidi vissuto circa 47 milioni di anni fa.

Secondo gli autori questa nuova specie presenta numerosi caratteri che la avvicinano alle Haplorrhine (il sottordine di primati che include l’uomo, le scimmie e i tarsi), piuttosto che alle Strepsirrhine (il sottordine di primati che include lemuri, lorisidi e galagoni), il che indicherebbe la necessità di rivalutare la bontà dei criteri coi quali il gruppo a cui appartiene, gli Adapidi, è stato assegnato alle Strepsirrhine. Le considerazioni esposte nelle conclusioni dello studio, inoltre, sono abbastanza esplicite nel considerare Ida un antenato di scimmie, antropomorfe e uomo, cercando così di spostare il gruppo degli Adapidi all’origine delle Haplorrhine, un’operazione che ha suscitato molti dubbi nella comunità scientifica. A questo proposito è bene ricordare, difatti, che l’ipotesi più accreditata, sostenuta da prove morfologiche e genetiche, vuole gli Omomyidi come gruppo dal quale si sarebbero poi evoluti gli antenati nostri e dei nostri parenti evolutivi più stretti.

Le prove addotte da Franzen e colleghi per la loro scelta controversa sono ad ogni modo essenzialmente due, ovvero la mancanza di due strutture anatomiche presenti nei lemuri attuali: un artiglio utilizzato per il grooming e la forma particolare di incisivi e canini inferiori, a pettine. Molti ritengono però che questo non sia sufficiente a provare la sua somiglianza con le Haplorrhine: come altri caratteri minori messi in risalto nello studio difatti, non è ad oggi dimostrabile che questi non si siano evoluti solo successivamente nelle Strepsirrhine, né che non possa trattare di evoluzione convergente, ed entrambi gli scenari appaiono più probabili rispetto all’ipotesi esposte nello studio.

Questo fossile, straordinario anche solo per le ottime condizioni in cui si è conservato, getterà sicuramente nuova luce sull’affascinante gruppo degli Adapidi, e nell’intenzione degli autori dello studio porterà anche a riscrivere una parte della filogenesi dei primati superiori; nonostante gli entusiasmi sollevati in questi giorni dalla campagna mediatica scatenata attorno alla scoperta, però, è poco probabile che questa speranza si avveri, né questo diminuisce il valore del ritrovamento.

Marco Michelutto


Riferimenti:
Franzen, J., Gingerich, P., Habersetzer, J., Hurum, J., von Koenigswald, W., & Smith, B. (2009). Complete Primate Skeleton from the Middle Eocene of Messel in Germany: Morphology and Paleobiology. PLoS ONE, 4 (5) DOI: 10.1371/journal.pone.0005723