Quando i pesci avevano le ali

Xu et al. (2012) descrivono un nuovo genere di thoracopteride, Potanichthys xingyiensis, proveniente dal Triassico medio della Cina. Il nome significa “pesce alato di Xingyi”, dal nome della vicina citta di Xingyi, nella provincia di Guizhou, nel sud ovest della Cina. Dunque, esso rappresenta il più antico membro di Thoracopteridae e la prima evidenza di questo gruppo fuori dall’europa, estendendo


Xu et al. (2012) descrivono un nuovo genere di thoracopteride, Potanichthys xingyiensis, proveniente dal Triassico medio della Cina. Il nome significa “pesce alato di Xingyi”, dal nome della vicina citta di Xingyi, nella provincia di Guizhou, nel sud ovest della Cina. Dunque, esso rappresenta il più antico membro di Thoracopteridae e la prima evidenza di questo gruppo fuori dall’europa, estendendo il gruppo anche alla parte est della Paleo- Tetide. Doppio record!

Potanichthys è descritto sulla base di due esemplari quasi complete e articolati, di cui si sono conservate bene soprattutto la zona craniale e delle pinne. Ciò ha permesso di ottenere nuove importanti informazioni riguardanti le relazioni evolutive di questo gruppo all’interno di Actinopterygii: grazie allo studio di caratteri cranici precedentemente mai osservati in nessun altro thoracopteride (come ad esempio la parte ventrale della scatola cranica), essi hanno potuto confutare le precedenti ipotesi, che vedevano il gruppo incluso in Perleidiformes (Tintori & Sassi, 1987) o in Luganoiiformes (Griffith, 1977), e ipotizzare che esso rappresenti un gruppo a se stante. Inoltre, la loro analisi ha evidenziato come Thoracopteridae cada all’interno di stem Neopterygii (uno dei gruppi più derivati di Actinopterygii), in posizione più avanzata di Perleidiformes ma più basale di Luganoiiformes.

Ma a parte queste questioni filogenetiche, l’aspetto più interessante dello studio di Xu et al., sono le loro valutazioni ecologiche e evolutive su Thoracopteridae. Essi fanno notare come lo sviluppo del volo planato sia molto più comune in ambiente terrestre che non in quello acquatico. Il motivo è semplice: i planatori terrestri, come gli scoiattoli volanti, i sauri del genere Draco, Microraptor, Icarosaurus o altri vertebrati, planano sfruttando la portanza e la forza di gravità, secondo un moto a basso costo energetico. In acqua però, la situazione è molto diversa: planare da dentro a fuori la superficie richiede un grandissimo sforzo energetico (non basta lasciarsi andare, anzi, bisogna impegnarsi per uscire dall’acqua), fatto di spinta propulsiva e grande dispendio di energia (Dudley et al., 2007). E infatti i pesci volanti odierni utilizzano la loro potente  e ampia coda per darsi la spinta, anche per diverso tempo, fino a raggiungere una velocità e una potenza necessaria a balzare fuori dall’acqua, riuscendo poi a planare anche per molti metri (ed anche ad una buona velocità).

Ma se dunque planare richiede così tante energie, perché i pesci volanti odierni lo fanno? Gli exocoetidi oggi hanno molti predatori (Collette & Parin, 1998), soprattutto delfini e tonni, e il loro unico mezzo di sopravvivenza contro questi veloci nuotatori è la fuga . Per questo, essi hanno sviluppato questo costoso ma spesso efficace espediente per cercare di sfuggire ai loro agili nemici.

Fossili di grandi rettili, come gli ittiosauri (la cui morfologia ricorda quella dei delfini) e di veloci pesci carnivori, come Birgeria o Saurichthys, sono stati trovati negli stessi strati in cui sono stati rinvenuti i resti dei thoracopteridi. Dunque, è possibile che anche questi pesci abbiano sviluppato un volo planato proprio per sfuggire a questi predatori.
Ciò, oltre a rappresentare un bell’esempio di interazione trofica in un mondo passato, ci fornisce un importante dato sull’evoluzione della vita sulla terra in un periodo importante come il Triassico.

Alla fine del Permiano, la più grande estinzione di massa della storia eliminò oltre il 90% degli organismi viventi, rallentando e spesso interrompendo l’evoluzione di interi gruppi di piante e animali. Si è sempre pensato che nel periodo successivo, il Triassico, la vita avesse avuto bisogno di lungo tempo per riformare ecosistemi complessi e floridi come quelli pre- crisi permiana. (Hallam e Wignall, 1977).

Tuttavia, successive scoperte riguardanti vertebrati e invertebrati marini, hanno indicato come, almeno negli ambienti marini, la ripresa fu piuttosto rapida o quanto meno più veloce che negli ambienti terrestri (Hu et al., 2011).
In effetti, la presenza di pesci dalle specializzazioni così avanzate come i pesci volanti thoracopteridi, indica che già nel triassico medio vi era una catena trofica piuttosto complessa, e che dunque la vita ha impiegato meno tempo per ristabilire certi ecosistemi di quanto prima ritenuto.

Marco Castiello


Riferimenti:

– Collette BB, Parin NV. 1998. Flying fishes and their allies. In Encyclopaedia of fishes(eds JR Paxton, WN Eschmeyer), pp. 144–147. Sydney, Australia: UNSW Press.

– Dudley R., Byrnes G., Yanoviak S. P., Borrell B., Brown R.M. and McGuire J.A. 2007. Gliding and the functional origins of flight: biomechanical novelty or necessity? Annu. Rev. Ecol. Evol. Syst.38, 179–201

– Griffith J. 1977 The Upper Triassic fishes from Polzberg bei Lunz, Austria. Zool. Journal of the Linnean Society.60, 1–93

– Hallam A., Wignall P. B. 1997. Mass extinctions and their aftermath.  Oxford, UK: Oxford University Press

– Hu S-X., Zhang Q-Y, Chen Z-Q., Zhou C-Y., Lu¨ T., Xie T., Wen W. 2011  The Luoping biota: exceptional preservation, and new evidence on the Triassic recovery from end-Permian mass extinction. Proceeding of the Royal Society B. 278, 2274–2282

– Tintori A, Sassi D. 1987
Pesci volanti del genere Thoracopterus nel Norico Lombardo. Nota preliminare. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia.93, 337–345.

– Xu G. H., Zhao L.J., Gao K.Q. and Wu F.X. 2012 A new stem-neopterygian fish from the Middle Triassic of China shows the earliest over-water gliding strategy of the vertebrates. Proceeding of the Royal Society B. 20122261