Quando i piccioni alzano la cresta

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Un nuovo studio associa lo sviluppo della cresta, caratteristica di molte sottospecie di piccione selvatico, a un singolo gene


Chiunque abiti in una città non avrà difficoltà a riconoscere nel piccione il tipo di uccello più diffuso nell’ambiente urbano. Addomesticato da circa 5000 anni, il piccione selvatico occidentale (Columba livia) è stato oggetto di una selezione artificiale tanto intensa e variegata da attirare l’attenzione dello stesso Darwin, diventando uno dei suoi esempi preferiti per spiegare la selezione naturale.

Attratti da questa varietà, e dalla relativa scarsità di studi molecolari approfonditi, alcuni ricercatori americani, cinesi e danesi hanno sequenziato il genoma del piccione selvatico e ne hanno studiato le variazioni e le relazioni filogenetiche fra diverse specie. Sono così riusciti a identificare le basi genetiche di un tratto comune a un’ottantina delle circa 350 sottospecie esistenti di piccione selvatico; si tratta di una particolarità delle piume del collo e della testa, che crescono verso l’alto, invece che verso il basso, formando così una cresta alquanto caratteristica.

Ebbene, stando ai risultati pubblicati su Science Express, il diverso orientamento di queste piume sarebbe dovuto alla singola mutazione di un gene chiamato EphB2. I ricercatori hanno analizzato 61 piccioni da 22 sottospecie con cresta e 69 piccioni da 57 specie senza cresta, riscontrando una perfetta associazione diretta genotipo-fenotipo. L’attività di un singolo gene non è certo sufficiente a regolare tutti gli aspetti della formazione della cresta. Altri fattori – genetici e non – contribuiscono a generare la varietà di forme che questo tratto assume nelle diverse sottospecie che ne sono dotate. Allo stesso modo, l’interazione con altri elementi regolatori farà sì che la crescita verso l’alto delle piume avvenga solo nelle regioni del collo e della testa, e non su tutto il corpo.

Rimane quindi molto da indagare sull’origine e la regolazione di questo tratto e questa scoperta, e i metodi con cui è stata realizzata, apre promettenti prospettive sull’uso del piccione selvatico come efficace modello di studio delle basi genetiche dei tratti fenotipici negli uccelli.

Michele Bellone