Quanto è importante per una scimmia il volto di un proprio simile?

Da uno studio emerge come la diversificazione dei caratteri facciali dei cercopitechi sia soggetta a forte pressione evolutiva per impedire l’incrocio tra specie diverse con produzione di ibridi


La teoria dell’evoluzione prevede che la nascita di nuove specie sia dovuta alla selezione di caratteristiche divergenti che permettono di minimizzare l’interazione competitiva tra individui inizialmente simili. E’ facile immaginare che specie che vengono separate dall’insorgenza di una barriera fisica, trovandosi in condizioni diverse svilupperanno (anche se non sempre) caratteristiche differenti. Come avviene invece questa variazione dei caratteri in specie che convivono nello stesso habitat? Le ipotesi sono due: lo spostamento dei caratteri, in cui una diversificazione di caratteri riconoscibili per l’accoppiamento viene selezionata positivamente; la fusione differenziale, secondo cui solo specie in grado di riconoscere questi caratteri distintivi sopravvivranno come specie indipendenti nello stesso habitat, mentre le altre finiranno col fondersi.

I cercopitechi sono un genere di scimmie che conta più di 20 specie diverse, ciascuna con caratteristiche facciali piuttosto diversificate. Molte di loro coabitano strettamente e sono quindi un ottimo esempio per studiare il fenomeno della nascita di nuove specie all’interno di uno stesso territorio. Non era mai stato possibile fino ad ora quantificare l’entità della differenza nei tratti dei volti dei cercopitechi e capire se le differenze fossero maggiori o minori tra specie che si sovrappongono nello stesso habitat (simpatriche) rispetto a specie che vivono in habitat diversi (allopatriche). L’analisi piuttosto complessa delle caratteristiche facciali di 22 diverse specie di cercopitechi è stata effettuata, e pubblicata su Nature Communications; grazie all’utilizzo di un algoritmo di riconoscimento facciale elaborato per il identificazione computerizzata dei volti.

Per spiegare se l’evoluzione di un così raffinato sistema di riconoscimento facciale tra scimmie è avvenuta secondo l’ipotesi dello spostamento dei caratteri, i ricercatori sono partiti da due predizioni:
1) Se i segnali visivi fungono da caratteri di riconoscimento che mediano l’interazione tra le specie, la divergenza nell’aspetto dovrebbe aumentare all’aumento dei livelli di simpatria.
2) Al contrario, se altri fattori indipendenti dall’interazione interspecifica risultano più importanti, allora specie allopatriche dovrebbero essere più diversificate rispetto a quelle simpatriche perché i loro habitat sono differenti in misura maggiore. In entrambi i casi comunque la velocità di dislocamento dei caratteri sarà più alta nelle specie che si sono separate più recentemente, per permettere il riconoscimento nel primo caso o, nel secondo caso, a causa della pressione effettuata dalle diverse condizioni ambientali in cui le due specie allopatriche hanno vissuto.

Nel caso in cui fosse vera invece l’ipotesi della diffusione differenziale, i caratteri facciali si diversificherebbero o come evento casuale o come risultato dell’adattamento ecologico e quindi in questo caso il tasso di cambiamento nella diversificazione facciale dovrebbe essere indipendente dall’età del linea evolutiva.

Dalle analisi è risultato che i caratteri facciali dei cercopitechi sono maggiormente distinti nelle specie simpatriche. Inoltre la velocità di diversificazione è maggiore nelle specie che si sono allontanate più di recente. Nell’insieme quindi questi risultati supportano l’ipotesi dello spostamento dei caratteri e sono invece contro la teoria della diffusione differenziale. L’interpretazione più probabile quindi è che le caratteristiche facciali di queste scimmie si siano evolute come meccanismi di isolamento riproduttivo per limitare l’ibridazione tra individui di specie diverse che condividono gli stessi habitat.

Daria Graziussi


Character displacement of Cercopithecini primate visual signals. Allen et al., Nature Communications 5:4266
DOI: 10.1038/ncomms5266

Immagine da Wikimedia Commons