Riserve d’acqua dolce sotto gli oceani

Un’immensa riserva di acqua dolce è nascosta sotto il fondale marino in diversi continenti

Acqua dolce sotto i mari? A prima vista, sembrerebbe impossibile. Tuttavia, negli ultimi anni si sono accumulate diverse evidenze della localizzazione di un’immensa riserva di acqua dolce appena al di sotto del fondale degli oceani delle piattaforme continentali in diverse regioni del mondo. Un’ottima notizia in un periodo di sempre crescente fabbisogno idrico.
Su questo tema la prestigiosa rivista Nature ha recentemente dedicato un’approfondita review, ad opera di un team di ricercatori internazionali, guidato da Vincent Post del National Centre for Groundwater Research and Training (NCGRT) e della Flinders University. Dalle analisi emerge che questo fenomeno riguarda numerose piattaforme continentali: in particolare, questa notevole quantità di acqua a bassissima concentrazione salina si troverebbe a pochi chilometri dalle coste di Australia, Cina, Nordamerica, Suriname, Golfo di Guinea, Sudafrica e Indonesia. Ma in altrettante regioni della Terra dislocate altrove sembrano accumularsi indizi della presenza di un fenomeno simile. Secondo gli autori dello studio, questa riserva d’acqua si sarebbe formata centinaia di migliaia di anni fa, quando il livello del mare era più basso di oggi, in seguito alla percolazione nel terreno dell’acqua piovana. In pratica, come avviene tuttora, le normali precipitazioni atmosferiche avrebbero permesso all’acqua di infiltrarsi nel terreno a formare le falde acquifere. Circa 20.000 anni fa, al termine dell’ultima era glaciale, però, lo scioglimento dei ghiacci avrebbe causato l’innalzamento delle acque degli oceani, confinando questa riserva di acqua dolce sotto il livello del mare. E da quel momento in poi quest’acqua sarebbe lì rimasta intrappolata.
La sua quantità è calcolata in circa mezzo milione di chilometri cubi, un volume molto importante soprattutto se si considera che dall’inizio del 1900 ad oggi il quantitativo di acqua estratta dalle profondità terrestri è pari a solo un centesimo di tale stima. Qualora fosse recuperata, mediante la costruzione di piattaforme in mezzo al mare oppure grazie alla trivellazione direttamente dalle terre emerse più vicine, si stima che questa risorsa possa essere sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico di quelle regioni per decenni.
In un periodo di crescente richiesta idrica, l’individuazione di una nuova possibile fonte di acqua dolce disponibile è certamente un’ottima notizia. Tuttavia, concludono i ricercatori, questa scoperta non deve far abbassare a nessuno la guardia riguardo all’utilizzo smodato e allo spreco dell’acqua. Una risorsa del genere, infatti, impiega decine di migliaia di anni a formarsi ed è pertanto da considerarsi una risorsa non rinnovabile.
Andrea Romano
Riferimenti:
Vincent E.A. Post, Jacobus Groen, Henk Kooi, Mark Person, Shemin Ge, W. Mike Edmunds. Offshore fresh groundwater reserves as a global phenomenon. Nature, 2013; 504 (7478): 71 DOI: 10.1038/nature12858 
 
Crediti immagine: Kahuroa, Wikimedia Commons