Salmoni sempre più piccoli

Dagli anni 90 al 2010, la taglia delle quattro specie di salmoni dell’Alaska si è ridotta, minacciando uno degli ultimi ecosistemi selvaggi del Nord America


È quello che hanno scoperto alcuni ricercatori dopo aver consultato una monumentale raccolta di dati sulla taglia dei salmoni pescati in tutta l’Alaska, durata ben 60 anni e che ha coinvolto circa 12,5 milioni di pesci. Lo studio, pubblicato su Nature communications, ha rivelato come l’ultimo dei grandi ecosistemi ancora intatti del Nord America, sia in realtà minacciato alle sue fondamenta. Dagli anni 90’ al 2010, infatti, si è verificata una riduzione di taglia di tutte e quattro le specie di salmoni dell’Alaska: drastica quella della specie chinook (Oncorhynchus tshawytscha) che ha ridotto la sua lunghezza dell’8%, più moderata quella della specie coho (Oncorhynchus kisutch) intorno al 3,3% mentre le due specie chum (Oncorhynchus keta) e sockeye (Oncorhynchus nerka) si attestano su una riduzione rispettivamente del 2,4% e del 2,1%.

Queste specie sono fondamentali per l’intero ecosistema dell’Alaska: gli stock di salmoni in mare aperto nutrono predatori come gli squali salmone e le orche residenti, il cui stato di conservazione è difficile da determinare e potrebbe già essere molto vicino al rischio di estinzione.  Ancora più palese è la loro importanza una volta che, maturi sessualmente, decidono di risalire i fiumi in cui sono nati: per l’intera fauna locale questa imponente migrazione si traduce in una momentanea e fondamentale abbondanza di cibo. Popolazioni di orsi bruni, lupi grigi, dell’iconica aquila calva e di altri predatori, dipendono da questa risorsa decisiva per la loro sopravvivenza, dato che la risalita delle varie specie di salmoni avviene durante l’estate e l’autunno, quindi, proprio prima del rigidissimo inverno dell’Alaska.

Infine, i salmoni sono una risorsa alimentare molto importante sia per il sostentamento delle realtà rurali locali sia per l’industria ittica nord americana.

Gli scienziati hanno dimostrato come la riduzione di taglia sia imputabile all’età dei salmoni che ritornano nei fiumi per riprodursi. I salmoni, infatti, dopo essere nati in acque dolci si spostano in mare dove crescono per anni fino al momento in cui raggiungono la maturità sessuale. Da quel momento inizierà un viaggio di centinaia di chilometri che li vedrà mutare fisicamente, assumendo le forme e la colorazione nuziale, e sfidare innumerevoli pericoli fino a raggiungere i medesimi siti di nidificazione che li hanno visti nascere.

Gli scienziati hanno scoperto che nei 30 anni analizzati in questo studio, i salmoni sono tornati indietro per riprodursi sempre più precocemente: significa che hanno raggiunto la maturità sessuale prima rispetto al passato e, dato che la massa corporea aumenta con l’età, questi giovani salmoni sono anche più piccoli di quanto ci si aspetterebbe da un salmone pronto a riprodursi.

Nelle femmine di salmone le dimensioni corporee e la quantità di uova prodotte sono direttamente proporzionali, causando una diminuzione delle uova che vengono fecondate ogni anno. Questo porta ad una riduzione del numero di nuovi nati e ovviamente ad una diminuzione del numero totale di individui, dato anche che la maggior parte dei salmoni muore esausto una volta riprodottosi, affidando ai nascituri il delicato compito di rimpiazzare la generazione precedente.

Il numero di individui in calo non solo minaccia le popolazioni locali di salmoni che potrebbero collassare al di sotto di un limite minimo di individui ma avrebbe conseguenze importanti anche sui predatori che dipendono fortemente da questa risorsa, minacciando gli equilibri all’interno dell’ecosistema con conseguenze tanto negative quanto imprevedibili.

Ovviamente sarebbe anche un danno incalcolabile per l’industria ittica nord americana e per le persone che dipendono da questa.

Individuare le cause di questa riduzione di taglia è di fondamentale importanza. Gli scienziati hanno quindi esaminato diverse variabili per cercare di individuare quelle responsabili di questo trend. Fattori come la pesca e la predazione da parte di grandi predatori come le orche sono risultati correlare debolmente con la riduzione di taglia. La stessa debole correlazione si è verificata confrontando la variabile della temperatura delle acque dell’Alaska, in aumento a causa del riscaldamento globale, con la taglia dei salmoni: in acque più calde un corpo eteroterme, come quello di un salmone, non ha bisogno di mantenere delle grandi dimensioni per trattenere il calore ed è quindi libero di diminuire di taglia, ma non è quello che secondo le analisi è accaduto a questi pesci.

L’ultimo fattore da considerare è l’aumento della mortalità in mare aperto causato da più fattori come la diminuzione di cibo e la competizione. Un dato a sostegno di questa ipotesi deriva dal fatto che l’aumento del salmone rosa asiatico (Oncorhynchus gorbuscha), verificatosi nella zona a partire dall’anno 2000, si è tradotto in una diminuzione della taglia di alcune popolazioni di salmoni locali.

L’aumento della mortalità produce un cambio di “strategia di vita” all’interno delle popolazioni di salmone: per gli individui è più vantaggioso destinare le poche risorse disponibili alla maturazione sessuale producendo quindi uova e spermi, piuttosto che utilizzarle per diventare più grossi solamente per poi morire di fame o diventare cibo per qualcun altro. Questo cambio di strategia spiegherebbe perché i salmoni che tornano nei fiumi per riprodursi sono ogni anno più giovani e più piccoli, mettendo così a rischio l’intero ecosistema.


Fonti:
Oke, K.B., Cunningham, C.J., Westley, P.A.H. et al. Recent declines in salmon body size impact ecosystems and fisheries. Nat Commun 11, 4155 (2020). https://doi.org/10.1038/s41467-020-17726-z

Immagine: Oregon State University / CC BY-SA, via Wikimedia Commons