Sarah Palin e Barack Obama: due modi diversi di vedere l’evoluzione

Le elezioni politiche americane si avvicinano ed è quindi naturale chiedersi quali conseguenze potrebbe avere la vittoria di un candidato rispetto all’altro sul futuro degli Stati Uniti e, di conseguenza, su quello di tante altre nazioni che guardano agli USA come modello.Tra gli aspetti che hanno contribuito ad allargare il fronte dei preoccupati, vi è anche per l’ennesima volta il

Le elezioni politiche americane si avvicinano ed è quindi naturale chiedersi quali conseguenze potrebbe avere la vittoria di un candidato rispetto all’altro sul futuro degli Stati Uniti e, di conseguenza, su quello di tante altre nazioni che guardano agli USA come modello.

Tra gli aspetti che hanno contribuito ad allargare il fronte dei preoccupati, vi è anche per l’ennesima volta il posto del creazionismo nel panorama culturale americano. Come sottolinea Simon Mundy nel suo editoriale intitolato “The Creation of Confusion“: “Sarah Palin ha abilmente evitato di dire se crede nella teoria dell’evoluzione, ma su pressione della stampa, durante la sua campagna come governatore dell’Alaska, ha suggerito che la dottrina creazionista dovrebbe essere studiata nelle classi in parallelo alla teoria dell’evoluzione. <Insegnate entrambi> è stata la sua proposta perchè sano dibattito è fondamentale e, come voi saprete, non si deve mai avere paura di dare informazioni>”.

Il dibattito può essere indubbiamente utile, se è fatto tra teorie scientifiche alternative, ma non è questo il caso. Difficilmente, inoltre, si può definire “sano” il dibattito tra creazione ed evoluzione, a fronte di affermazioni quali quelle di Christoph Schönborn: “Ogni sistema di pensiero che nega o cerca di escludere la schiacciante evidenza di un disegno nella biologia è ideologia, non scienza” e di monsignor Rino Fisichella “Se c’è veramente incompatibilità tra un dato della fede e un dato della scienza, allora uno dei due deve inevitabilmente fare un passo indietro. E a mio avviso lo deve fare la scienze, non la fede”.

A questo si deve inoltre aggiungere, come sottolinea lo stesso Mundy che: “Dire che la dottrina del creazionismo (ora riformulata come “intelligent design”) ha un valore culturale come insieme di informazioni è ridicolo. L’intelligent design rappresenta un tentativo disperato di rendere gli studenti americani parte di quel fondamentalismo religioso che non è mai diminuito (se non addirittura cresciuto) in alcune parti degli Stati Uniti. Chiaramente la storia della creazione, così come è presente nella tradizione cristiana, deve essere insegnata durante le ore di religione assieme ai miti della creazione presenti in altre religioni. Tuttavia si deve tenere conto che il consenso scientifico che dovrebbe essere attribuito alla favola del giardino dell’Eden non dovrebbe essere maggiore rispetto alla credenza Hindu secondo cui il mondo sarebbe appoggiato sulla schiena di un elefante”.

“Sarah Palin, la figlia di un insegnante di scienze naturali cresciuta studiando i fossili del padre, ora ha voltato le spalle alla teoria dell’evoluzione. Sarah Palin fa oggi parte di un numero crescente di accademici e leader politici che trovano conveniente fare concessioni alla lobby che sostiene l’idea del disegno intelligente, dando forza ad un movimento anti-scientifico che sta pericolosamente guadagno credibilità. Il diritto di dissentire da ciò che molti pensano è un elemento chiave della nostra società, ma le generazioni future non ci ringrazieranno per avere affossato teorie scientifiche che erano state provate al di là di ogni ragionevole dubbio”.

 

Al contrario della Palin, Barack Obama ha detto in un aintervista per il York Daily Record di essere a favore dell’evoluzione: “Io credo nell’evoluzione e ritengo che ci sia una netta differenza tra scienza e fede. Questo non significa che la fede sia meno importante della scienza, ma semplicemente che sono due cose diverse. A mio parere sarebbe un errore cercare di confondere l’insegnamento delle scienze introducendo teorie che francamente non forniscono risposte scientifiche”.

 

Mauro Mandrioli