Se brillo non mi vedi

Un nuovo studio riporta come l’iridescenza possa, a dispetto delle apparenze, essere un fattore importante per il mimetismo dello scarabeo gioiello

L’iridescenza si è evoluta in molte specie: dalle penne dei piccoli colibrì alle elitre brillanti dei coleotteri metallici. Generalmente i colori sgargianti sono associati al corteggiamento e vengono considerati uno svantaggio in termini di selezione naturale, in quanto si ipotizza che attirino anche i predatori. Tuttavia un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, suggerisce che l’iridescenza possa essere un’inaspettata e sorprendente forma di mimetismo per i coleotteri gioiello.

Gli scarabei gioiello asiatici (Sternocera aequisignata) vantano esoscheletri iridescenti e brillanti, e il fatto che sia i maschi che le femmine condividano questa caratteristica suggerisce che questa sgargiante livrea non abbia implicazioni rilevanti ai fini dell’accoppiamento. Per valutare se l’iridescenza di questi insetti giochi un ruolo nel farsi individuare dai loro predatori naturali, come gli uccelli insettivori, un team dell’Università inglese di Bristol ha disposto delle esche, con appuntate le elitre di coleotteri iridescenti, sulle foglie della foresta insieme a esche con elitre non iridescenti di colore artificiale blu, verde, viola, arcobaleno o nero. In totale sono stati piazzati 886 bersagli tra iridescenti e opachi: i colori utilizzati rappresentavano lo spettro dei colori presente sull’esoscheletro dei coleotteri, permettendo ai ricercatori di distinguere gli effetti dei singoli colori rispetto al mix presente nell’iridescenza naturale.

E’ stato osservato, dopo due giorni, che le esche che portavano l’iridescenza, avevano meno probabilità di essere attaccati dagli uccelli rispetto a tutti gli altri colori, a eccezione del nero. I ricercatori riportano che gli uccelli hanno attaccato l’85% dei bersagli viola e blu, ma meno del 60% dei bersagli iridescenti, mostrando quindi un relativo vantaggio rispetto ad altre colorazioni. Non è ancora chiaro se gli uccelli abbiano avuto difficoltà a vedere le prede iridescenti o se le evitassero scambiandole per insetti velenosi. Un’ipotesi dei ricercatori è che i colori cangianti dell’iridescenza potrebbero disturbare i normali processi di formazione dell’immagine del predatore, impedendo agli uccelli di focalizzare il bersaglio.

Gli esseri umani si sono dimostrati peggiori degli uccelli nel rilevare i coleotteri iridescenti. In un secondo esperimento, infatti, 36 persone hanno camminato su un sentiero della foresta cercando di individuare sia le esche iridescenti che quelle opache apposte sulle foglie in piena vista. Gli uomini hanno identificato in media quasi l’80% dei casi blu opaco e viola, ma solo il 17% dei casi iridescenti, suggerendo quindi ai biologi che l’iridescenza potrebbe effettivamente essere un tratto evolutosi anche come funzione mimetica.


Riferimenti: 
Karin Kjernsmo, Heather  M.Whitney, Nicholas E.Scott-Samuel, Joanna R.Hall, Henry Knowles, LaszloTalas, Innes C.Cuthill. Iridescence as Camouflage. Current Biology, doi: 10.1016/j.cub.2019.12.013

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