Semoventi son viventi: il cervello riconosce in modo innato gli oggetti animati

ROVERETO – Il riconoscimento di un oggetto semovente come animato è un’idea che risale ad Aristotele ed è una tendenza presente negli esseri umani fin dai loro primi mesi di vita. Già a cinque mesi i neonati si aspettano che un oggetto urtato da un altro oggetto si metta in movimento e sanno che un oggetto si muove se e

ROVERETO – Il riconoscimento di un oggetto semovente come animato è un’idea che risale ad Aristotele ed è una tendenza presente negli esseri umani fin dai loro primi mesi di vita. Già a cinque mesi i neonati si aspettano che un oggetto urtato da un altro oggetto si metta in movimento e sanno che un oggetto si muove se e solo se colpito da un altro oggetto, a meno che non sia provvisto di un meccanismo interno in grado di farlo muovere. Finora non era comunque chiaro se queste concezioni dipendessero dalla nostra esperienza con oggetti in movimento o se fossero innate.

Il problema è irresolubile studiando i neonati della nostra specie,che hanno uno sviluppo lento. Studiando i pulcini del pollo domestico, specie a sviluppo precoce, un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e Trento si sono chiesti se questa distinzione di base tra oggetti inerti e
semoventi rimanga valida anche per animali non umani. Si sono poi domandati se tale eventuale distinzione origini dall’esperienza o appartenga al patrimonio genetico innato dell’individuo. I ricercatori hanno osservato che i pulcini neonati, appena dopo la schiusa in condizioni controllate, e quindi privi di precedenti esperienze visive, si avvicinano preferenzialmente a quegli oggetti che si muovono di movimento auto-indotto piuttosto che a quelli che sono posti in movimento a seguito dell’urto di un altro oggetto – il che dimostra che posseggono un rudimentale sistema per distinguere tra esseri animati e non animati. Esisterebbe insomma nel cervello dei vertebrati un meccanismo neurale innato alla base del riconoscimento degli oggetti animati. Sono questi i risultati di uno studio condotto da Elena Mascalzoni e Lucia Regolin dell’Università di Padova e Giorgio Vallortigara, direttore vicario del Centro Mente Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

L’ESPERIMENTO
Appena dopo la schiusa dell’uovo, i pulcini sono stati esposti all’immagine di un oggetto in moto che urtando un secondo oggetto immobile ne causa il movimento. Gli scienziati hanno visto che successivamente gli animali si dirigono di preferenza verso il primo oggetto, quello semovente, che viene scelto come oggetto di imprinting più del secondo oggetto, quello il cui movimento era stato causato dall’urto. In una seconda condizione, quando entrambi gli oggetti vengono percepiti come semoventi (è sufficiente invertire l’ordine in cui gli oggetti si muovono, abolendo ogni urto), i pulcini non dimostrano preferenza alcuna.

Modificando nuovamente l’interazione tra i due oggetti, mantenendo questa volta il contatto fisico al momento dell’urto, ma inserendo un ritardo di 3 secondi tra il contatto fisico e il movimento del secondo oggetto, si ottiene lo stesso effetto registrato negli umani: si perde la percezione di
causalità tra l’urto e il movimento e, infatti, nessuna preferenza per uno degli oggetti viene palesata neppure dai pulcini.

CONCLUSIONE
“Aristotele pare avesse ragione – afferma uno degli autori, il professor Giorgio Vallortigara – a suggerire che il movimento auto-indotto funge da base percettiva per la distinzione tra esseri animati e inanimati; i nostri risultati dimostrano inoltre che il meccanismo che opera la distinzione è innato. Adesso la disponibilità di un modello animale apre la strada all’individuazione dei meccanismi cerebrali e dei geni che stanno alla base della nostra mente sociale”.


Tratto dal sito dell’Università di Trento

Riferimenti:
Elena Mascalzoni, Lucia Regolin, and Giorgio Vallortigara, Innate sensitivity for self-propelled causal agency in newly hatched chicks. Proceedings of the National Academy of Sciences