Sperm storage e promiscuità sessuale nelle testuggini

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Un test di paternità per le testuggini italiane: poliandria e competizione spermatica in Testudo hermanni hermanni

La conservazione degli spermatozoi nelle vie genitali femminili è un fenomeno diffuso in numerosi metazoi. Tale evento si riscontra soprattutto negli invertebrati, ma è comune anche in rettili e uccelli. In questi vertebrati le femmine di numerose specie hanno evoluto specifiche strutture per stoccare lo sperma del maschio dopo la copula e garantire una successiva fecondazione delle uova anche in assenza del partner. Per questo motivo è comune in specie che vivono a densità di popolazione molto basse ed è spesso associato a sistemi nuziali promiscui; le femmine adottano tale strategia in risposta a sporadici incontri con esemplari di sesso maschile, aumentando in tal modo le possibilità di fecondazione e ricezione di “buoni geni”. La poliandria, insieme alla conservazione dello sperma nelle vie genitali femminili, getta pertanto le basi per la competizione spermatica (la competizione per la paternità che avviene tra i gameti dei diversi maschi anziché tra gli individui). 
Molte teorie sono state proposte sulle modalità con cui la femmina utilizzerebbe lo sperma immagazzinato, tra cui le più gettonate sono quella del vantaggio dell’ultima copula e quella del principio della lotteria. Secondo il primo modello il maschio che si garantisce l’ultimo accoppiamento, stratificando il proprio sperma su quello immesso nella femmina dai maschi precedenti, avrebbe maggiori chances di ottenere la paternità della prole. Il principio della lotteria prevede invece un mescolamento dello sperma dei vari maschi all’interno delle vie genitali femminili: in questo caso, le garanzie di fecondazione sono legate alla quantità di sperma immesso nella femmina da uno specifico maschio durante l’accoppiamento.
Nei cheloni lo sperma può essere accumulato dalla femmina per periodi molto lunghi (anche 3 o 4 anni) a livello di specifiche regioni dell’ovidotto. Le femmine tendono, per le ragioni sopra citate, ad accoppiarsi con più maschi dando luogo a nidiate con paternità multipla. In questo processo influisce di più l’ordine di accoppiamento o il principio della lotteria? Uno studio condotto sulla testuggine di Hermann (Testudo hermanni hermanni), da alcuni ricercatori italiani, tenta di rispondere a questa domanda. Nella ricerca sono stati utilizzati 20 esemplari, 5 maschi e 15 femmine (4 delle quali non accoppiate da tre anni); ogni animale di sesso femminile è stato poi fatto accoppiare con due maschi, monitorando le varie fasi di corteggiamento.
Per garantire un certo successo riproduttivo, sono molto importanti alcuni comportamenti del maschio durante il corteggiamento, come mordere, rincorrere e tentare di montare la femmina; in altre parole un maschio, per accoppiarsi, deve spendere molte energie e quindi dimostrare alla compagna di essere in buona salute. Nella ricerca è emersa inoltre una paternità multipla in sei covate: nello specifico sono state ottenute quattro deposizioni con prole di due maschi e due covate i cui figli erano di tre padri diversi; questo, visto che nello studio ogni femmina è stata fatta accoppiare solamente con due maschi, confermerebbe l’utilizzo di sperma immagazzinato da accoppiamenti precedenti.
La ricerca dimostra che non vi sono differenze significative circa il vantaggio dell’ordine di copula, supportando invece il principio della lotteria, già riscontrato peraltro in tartarughe della specie Caretta caretta. Le femmine, inoltre, riuscirebbero ad ottimizzare la funzionalità dello sperma conservato, utilizzando per primo quello stoccato da più tempo. Ulteriori studi in merito saranno comunque importanti per chiarire gli interessanti aspetti etologici della testuggine di Hermann.
Stefano Magni
Referenze: 
Cutuli, G., Cannicci, S., Vannini, M., Fratini, S., 2013. Influence of mating order on courtship display and stored sperm utilization in Hermann’s tortoise (Testudo hermanni hermanni). Behavioral Ecology and Sociobiology 67: 273-281.
Immagine da Wikimedia Commons