Tardigradi superstar

Da quando, durante il Congresso SIBE 2010, ho sentito i ricercatori del gruppo MoDNA relazionare le loro scoperte relative ai Tardigradi, sono stata travolta da una insana passione per questi piccolissimi animali, per scoprire poi che la Tardigrado-mania aveva già colpito tantissime altre persone in tutto il mondo.Ma vediamo di scoprire chi sono i Tardigradi. Sono un phylum di Invertebrati


Da quando, durante il Congresso SIBE 2010, ho sentito i ricercatori del gruppo MoDNA relazionare le loro scoperte relative ai Tardigradi, sono stata travolta da una insana passione per questi piccolissimi animali, per scoprire poi che la Tardigrado-mania aveva già colpito tantissime altre persone in tutto il mondo.

Ma vediamo di scoprire chi sono i Tardigradi. Sono un phylum di Invertebrati che, si riteneva finora, contenere circa 1000 specie, in realtà la loro biodiversità sembra sottostimata, a causa dei pochi caratteri legati alla loro semplice struttura. Il loro nome comune è “orsetti d’acqua” ed effettivamente ricordano graziosi e teneri orsetti, vedere qui e il filmato qui.

Sono animaletti microscopici, la cui lunghezza può  variare da meno di 0,1 mm a 1,0 mm e quindi sono stati osservati solo dopo l’invenzione dei primi microscopi.

La loro scoperta si deve al naturalista tedesco Johann Goeze (1731–1793), che lavorando sugli invertebrati acquatici, fu il primo a descriverli nel 1773 e li chiamò Bärtierchen o animaletti a forma di orso…è curioso che i tedeschi li chiamino “orsacchiotti”, mentre per tutti sono Water Bears, “orsi d’acqua”!

Fu però il  gesuita reggiano Lazzaro Spallanzani a chiamarli,  nel 1777: Tardigrada, cioè organismi che  camminano lentamente. Spallanzani analizzando  la  sabbia della  grondaia del tetto della sua casa, estrasse questi minuscoli animali ed osservandone uno che “…andava così di brutto garbo, e a bistento …onde per segnarlo con qualche nome io non avrò difficoltà a chiamarlo il Tardigrado ”.

Ma torniamo a loro… Il corpo, approssimativamente cilindrico, è costituito dal capo e da quattro metameri, ciascuno dei quali porta un paio di zampe; alle estremità delle zampe vi è un numero variabile di unghie retrattili, generalmente compreso tra 4 e 8. Il corpo è rivestito da una sottile cuticola extracellulare molto resistente, formata da chitina. Le specie marine sono incolori o bianco-grigiastre, mentre quelle terrestri o d’acqua dolce possono formare un arcobaleno di colori e possono essere di colore: rosa, verde, rosso, giallo, arancione.

Si nutrono infilando nelle prede piccoli stiletti ed aspirando il nutrimento. La respirazione è esclusivamente cutanea, essi infatti usano l’ossigeno sciolto in acqua. I sessi sono quasi sempre separati, talvolta con dimorfismo sessuale; raramente sono ermafroditi. In ambiente non marino è particolarmente frequente la partenogenesi, per cui le popolazioni sono spesso costituite da sole femmine. Ma veniamo ora alle stranezze di questi animaletti.

I tardigradi sono diffusi in tutto il pianeta. Vi sono specie marine, specie adattate alle acque dolci e specie terrestri che possono vivere ovunque, basta che il micro-ambiente abbia una piccola quantità d’acqua. Se volete cercarli li troverete facilmente nel muschio. Sono stati osservati in tutti i continenti, Antartide inclusa, e a tutte le altezze, dalle zone oceaniche abissali ad altezze superiori ai 6.000 metri in Himalaya. La maggioranza delle specie si nutre di cellule vegetali, altri sono “carnivori” e si nutrono degli animali della meiofauna quali Rotiferi, Nematodi e anche da altri tardigradi; dunque i tenerissimi orsetti praticano  anche il cannibalismo!

I tardigradi sono in grado di sopravvivere in condizioni che sarebbero letali per quasi tutti gli altri animali, resistendo in particolare a:

• mancanza d’acqua: possono sopravvivere quasi un decennio in condizioni di totale disidratazione
• temperature alte o bassissime, vivono in un range di temperature che va: dai + 150 C° fino quasi allo zero assoluto a – 273 °C o 0 K
• alti livelli di radiazione , anche centinaia di volte superiori a quelli che ucciderebbero un uomo
• basse o alte pressioni: resistono fino a 6.000 atm, simili ai valori riscontrati  sul fondo oceanico
• mancanza di ossigeno;
• raggi UV-A e raggi UV-B.

Quando si trovano in queste condizioni, i tardigradi entrano in criptobiosi, perdendo più del 95% dell’acqua corporea e sintetizzando zuccheri, come il trealosio  e altri composti, che sembrano avere la funzione di avvolgere e proteggere molecole, come il DNA e membrane.

Detto questo veniamo ai nostri italici Tardigradi: essi vivono a Modena ove opera il gruppo MoDNA, la sigla sta per “Morfology and DNA”, guidato dal Prof. Bertolani , esperto di Tardigradi a livello mondiale. Il gruppo lavora allo studio tassonomico ed evolutivo dei Tardigradi usando il  “ DNA Barcoding” e integrandolo con l’analisi morfologica; la sinergia tra i due metodi sembra funzionare benissimo, sono state infatti discriminate nuove specie.

E non ci fermiamo qui:  Un esperimento di sopravvivenza di forme di vita nello spazio è stato effettuato nell’ambito della missione europea chiamata Living Interplanetary Flight Experiment (LIFE), sulla sonda russa Foton-M3, nell’ambito del progetto Tarse dell’ESA. Quattro specie di tardigradi, naturalmente i nostri modenesi, sono stati lanciati nello spazio il 17 settembre 2007, in orbita terrestre e, collocati nel modulo Biopan 6, esposti per 12 giorni a radiazioni cosmiche intensissime, alle condizioni di vuoto cosmico, nonché a temperature vicine allo zero assoluto  e quindi recuperati dopo il rientro della capsula il 26 settembre 2007 sulla Terra.

Ma facciamo i nomi degli eroici astronauti: Richtersius coronifer, Milnesium tardigradum, Echiniscus testudo, Ramazzottius oberhaeuseri

Ebbene sono tornati a casa vivi e vegeti, DNA intatto ( incredibile pensando alle radiazioni a cui sono stati sottoposti)…e per finire si sono riprodotti! Mi viene un dubbio legittimo: saranno alieni? Ma non finisce qui ; si sta lavorando ad una missione in partenza nel 2011, che  utilizzerà la sonda spaziale Phobos-Grunt di produzione russa. Alcune forme di vita verranno racchiuse in un contenitore chiamato BioModule, con campioni di suolo marziano, per simulare un meteorite che trasporta vita da un pianeta all’ altro. Dopo un viaggio di 10 mesi verso Phobos, una delle due lune di Marte, i minuscoli esseri viventi racchiusi nel modulo dovranno resistere ad un impatto con Phobos a 4000 g, trascorrere qualche settimana sulla sua superficie e quindi fare ritorno sulla Terra con la sonda Russa. Una volta ritornato sul nostro pianeta, verrà aperto il contenitore e si verificherà cos’è successo.

Ci saranno ovviamente anche tardigradi! I requisiti richiesti sono: having their genome sequenced and studied in many other experiments… I Ragazzi di Modena sono in pole position!

Analizzando i binomi linneiani delle moltissime specie di Tardigradi, sono stata colta da curiosità sulle motivazioni che stanno dietro ad alcuni nomi! Ad esempio…

Ramazzottius oberhauseri Binda & Pilato, 1986 …inizialmente ho pensato ad un’origine canora, l’ipotesi etilica è stata scartata a priori, poi ho scoperto che il primo ad assegnare questo nome fu un certo Ramazzotti (1962)…ma Ramazzotti chi era costui? E poi, già durante il congresso, la mia attenzione era stata catturata dal Macrobiotus sapiens,  scoperto mi dissero all’Università di Catania, da qui la motivazione di sapiens!

Ma ora…
Zioella pavonina  Renaud-Mornant, 1987, ha una coda simile ad un pavone?
Limmenius porcellus Horning, Schuster & Grigarick, 1978, povero assomiglia ad un maiale e non più ad un tenero orsetto?
Haplohexapodibius seductor Pilato & Beasley, 1987, sarà un casanova nato?
Macrobiotus perfidus  Pilato & Lisi, 2009 , quale crimine efferato sarà in grado di perpetuare?

Per favore qualcuno da Modena mi dia lumi!

Concludo dicendo che i tardigradi sono anche su Facebook con due gruppi:
uno di estimatori:  Tardigrado, io mi sono già iscritta! E uno di ecologisti spinti, Lasciate in pace i tardigradi!, che motivano così le loro scelte:

“Nel 1776 Spallanzani li congela a -20 gradi senza ammazzarle. Né ci riesce Paul Becquerel, che nel 1950 le immerge in elio liquido a -270 gradi, o Raul Michel May, che nel 1964 le bombarda con 250 volte la dose di raggi X letale per noi. Né Kunihiro Seki, che nel 1998 le schiaccia sotto 6000 atmosfere…”

Concludo scusandomi se il lettore esperto troverà errori, ma l’argomento è veramente molto specifico.

Segnalo questo sito con immagini, wallpaper e banner: http://tardigrades.bio.unc.edu/
e naturalmente il sito di MoDNA: http://www.tardigrada.modena.unimo.it/


Patrizia Martellini

Blog  Evolve or Die