Tratti culturali: uno dei volti della “cultural evolution”

Si parla sempre più di “evoluzione culturale”, alludendo a varie modalità di relazione tra l’evoluzione biologica (il cambiamento delle specie e delle popolazioni) e le dinamiche di cambiamento di ciò che normalmente chiamiamo cultura. L’analogia tra cultura e genetica è una delle modalità di relazione che hanno esercitato maggiore richiamo tra esperti e meno esperti del settore: nelle popolazioni non

Si parla sempre più di “evoluzione culturale”, alludendo a varie modalità di relazione tra l’evoluzione biologica (il cambiamento delle specie e delle popolazioni) e le dinamiche di cambiamento di ciò che normalmente chiamiamo cultura. L’analogia tra cultura e genetica è una delle modalità di relazione che hanno esercitato maggiore richiamo tra esperti e meno esperti del settore: nelle popolazioni non vi è solo un “pool genico” ma anche un “pool culturale” soggetto a variazione, mutazione, diffusione, selezione, ereditarietà – anche se, come è evidente, nella cultura il “trasferimento laterale” (cioè, tra non consanguinei) è infinitamente più frequente che in genetica. Si tratta dell’impostazione della “duplice ereditarierà”, dual inheritance, dove vi sono problemi interessanti come la cosiddetta “evoluzione lamarckiana” al livello degli individui, cioè la trasmissibilità di innovazioni introdotte dall’individuo nel corso della sua vita.

I geni, gli alleli, sono unità discrete che si trovano aggregate negli individui che compongono una popolazione. Per questo se ne possono ricostruire le dinamiche, come l’oscillazione della frequenza, la competizione, l’estinzione. Proprio sulla genetica delle popolazioni, in effetti, sono basati i più illustri e citati modelli di “cultural evolution”, come i pionieristici lavori di Luca Cavalli Sforza e Marcus Feldman (1973, 1981), ma anche quelli contemporanei messi a punto dal gruppo di Richerson e Boyd a Stanford, e da un numero crescente di gruppi di ricerca nel mondo. Così, dietro al termine semanticamente carico “cultural evolution” si nascondono, in realtà, interessanti modelli quantitativi della diffusione di tratti discreti socialmente trasmessi.

Ma è davvero legittimo parlare di “tratti culturali”? Sono davvero esplicativi o utili i modelli della loro diffusione? Vi sono differenze e peculiarità in vari aspetti della cultura, studiati da differenti discipline? All’Università degli Studi di Milano Bicocca si inizia un percorso interdisciplinare su questi temi, con una conferenza a tema musicale:

Storia del jazz: una prospettiva globale

Conferenza con ascolti musicali
Stefano Zenni – Musicologo, NYU e Conservatorio di Bologna
Lunedì 12 marzo, ore 14:30, Auditorium (U12), via Vizzola 5

Il jazz è una musica nata ed evolutasi per effetto dalle migrazioni: di individui (schiavi e liberi), strumenti, stili, idee, libri, supporti tecnologici. Musica geografica, di comunità e culture che si spostano da un continente all’altro o da un quartiere all’altro di una città. La geografia e lo studio delle diaspore ci consentono di comprendere più a fondo le origini molteplici del jazz e le dinamiche che ne hanno consentito una diffusione globale. Con l’ausilio di mappe, cartine e numerosi ascolti, Stefano Zenni ci introduce ad una nuova visione globale del jazz.

Discussant:
Fulvio Carmagnola, Università di Milano Bicocca
Paolo Manasse, Università di Bologna

(in allegato la locandina)

Stefano Zenni (Chieti, 1962) è il maggiore musicologo di jazz in Italia. Presidente della SIdMA, Società Italia di Musicologia Afroamericana, vicedirettore del Center for Black Music Research – Europe, è direttore della rivista di studi Ring Shout ed editor jazz del Giornale della Musica. Insegna “Storia del jazz e delle musiche afroamericane” presso i conservatori di Bologna, Pescara, Pesaro e “Analisi delle forme” a Siena Jazz. Dirige i seminari Chieti in Jazz. E’ direttore artistico dal 1998 della rassegna Metastasio Jazz a Prato. E’ stato candidato ai Grammy Awards per le migliori note di copertina. Collabora con Rai Radio3. Per Stampa Alternativa ha pubblicato volumi su Louis Armstrong, Herbie Hancock, uno studio completo sulla musica di Charles Mingus e I segreti del jazz, uno dei maggiori successi editoriali del settore e vincitore di vari premi. Il suo nuovo libro è Storia del jazz. Una prospettiva globale.

La conferenza inaugura il progetto CISEPS “La diffusione dei tratti culturali”, che mira a innescare dibattiti interdisciplinari mettendo in evidenza problemi comuni e specificità tra economia, filosofia, antropologia, geografia, storia, biologia e molti altri campi. Pensare in termini di tratti culturali -_‐ caratteristiche che dipendono in qualche misura dall’apprendimento sociale -_‐ non significa voler esaurire i processi culturali, bensì pensare in modo critico modelli e metafore scientifiche per studiare la cultura. In gioco vi è anche l’utilità di modelli evoluzionistici per lo studio della cultura, in chiave sia prospettiva e predittiva, sia retrospettiva (ovvero, proprio come in biologia, la ricostruzione delle possibili dinamiche che hanno portato a una data distribuzione di tratti culturali).

Per saperne di più: cultural.traits@gmail.com, CISEPS cultural evolution.

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