Trovato in antica tomba cinese esemplare di gibbone di un genere sconosciuto

Scoperti, nella tomba di una nobildonna cinese di oltre duemila anni fa, resti di una specie di gibbone, Junzi imperialis, estintasi probabilmente a causa dell’attività umana

Identificata in Cina, grazie a resti rivenuti in una tomba, una nuova specie di gibbone a cui è stato attribuito il nome di Junzi imperialis. Si tratterebbe del più antico caso documentato di estinzione di una specie continentale di primati causato dall’attività umana.

Le ossa dell’animale sono state trovate nel 2004 a Shenheyuan, nella città cinese di Xi’an (ovvero l’antica capitale Chang’an), sepolte accanto ai resti attribuiti a Lady Xia, potente nobildonna del III secolo a.C, bisnonna del primo imperatore cinese Qin Shihuang, il committente dell’Esercito di Terracotta e della Grande Muraglia Cinese. La nobile fu sepolta in compagnia di animali simbolo di alto rango. Nel sepolcro, oltre che del primate, sono stati infatti trovati resti scheletrici di leopardo, lince, orso, gru e diverse specie domestiche.

I resti del gibbone includono una parziale sezione della parte facciale del cranio e parte della mandibola, con presenza di buona parte della dentatura superiore ed inferiore. Dato lo stato di reperto archeologico protetto, non è stato possibile eseguire un tentativo di sequenziamento del DNA. Inoltre tentativi di sequenziamento eseguiti su antichi reperti fossili cinesi raramente sono fruttuosi, data la scarsa preservazione delle biomolecole in climi subtropicali.

In un articolo pubblicato su Science vengono illustrate le procedure di analisi che hanno portato ad identificare i resti del gibbone come appartenenti ad una specie di un genere finora sconosciuto. Utilizzando scan dei reperti ossei, un modello computerizzato tridimensionale di parte del cranio del gibbone è stato elaborato, estrapolando dai dati disponibili informazioni per ricostruire alcune delle parti mancanti. Il modello è stato utile per condurre le analisi morfologiche, il confronto tra i diversi punti craniometrici, necessarie per determinare affinità e divergenze con la struttura cranica e la dentatura che caratterizza gli altri gibboni.

I test hanno mostrato significative differenze tra la morfologia del cranio dell’animale sepolto e quella delle altre specie, in particolare differiscono la regione facciale, la parte frontale del neurocranio e la distribuzione e forma dei denti molari.

La famiglia degli Ilobatidi, comunemente detti gibboni, comprende quattro generi con venti specie viventi. Le caratteristiche osservate in J. imperialis non permettono di classificarlo né come appartenente ad uno dei generi oggi in natura presenti, né come appartenente ad un altro genere estinto, precedentemente identificato in Cina grazie a frammenti di ossa craniche risalenti al Pleistocene. L’unico esemplare conosciuto della specie richiede quindi un genere a parte.

I dati attualmente a disposizione della comunità scientifica non permettono la ricostruzione delle affinità filogenetiche tra i diversi taxa. Si presume che i diversi generi di gibbone derivino da un rapido processo di radiazione adattativa avvenuto cinque milioni di anni fa. Non è improbabile che molte altre specie ancora sconosciute siano andate estinte durante l’Olocene.

Il territorio abitato oggi dai gibboni è ristretto al sudovest della Cina. Nella regione di Shaanxi sede del ritrovamento non sono presenti gibboni da almeno 300 anni, la popolazione più vicina si trova a 1.200 km di distanza, al di là di un fiume difficilmente guadabile. Si pensa che il primate fosse parte di una specie evolutasi in un contesto diverso dalla sede del ritrovamento, e che gibboni, considerati animali “nobili” (Junzi significa appunto “persona superiore”), potrebbero essere stati trasportati fuori dal loro habitat naturale come merce o come omaggio.

Una estrema perdita di biodiversità causata dall’azione umana è stata negli ultimi secoli osservata nei biota del sud-est asiatico. Questa regione contiene un elevato numero di mammiferi a rischio di estinzione, e tutte le specie di primati sono in grave pericolo. Due specie di gibboni recentemente si sono estinte, e del gibbone di Hainan sono rimasti in vita solo 26 esemplari.

L’ipotesi che l’estinzione del genere Junzi non sia stata di natura antropica non si può del tutto escludere, ma sembra la più probabile. A sostegno dell’ipotesi si osservano l’alta densità abitativa umana registrata nel corso di millenni nel territorio cinese, e gli alti livelli di deforestazione registrati durante il tardo periodo imperiale, responsabili dell’estinzione di molte specie animali, principalmente mammiferi.

Prima della scoperta si pensava che le popolazioni di scimmie fossero in passato più resistenti alla presenza dell’uomo. A quanto pare l’impatto negativo dell’azione umana sulla sopravvivenza di altre specie di primati affonda le radici in un passato antico.


Riferimenti
Samuel T. Turvey, Kristoffer Bruun, Alejandra Ortiz, James Hansford, Songmei Hu, Yan Ding, Tianen Zhang, Helen J. Chatterjee. New genus of extinct Holocene gibbon associated with humans in Imperial China. Science 22 Jun 2018: Vol. 360, Issue 6395, pp. 1346-1349

Immagine: da Wikimedia Commons