Un albero per tutti gli uccelli

La rivista Nature pubblica online lo studio più approfondito e più preciso sull’evoluzione, la filogenesi e la diversificazione degli uccelli mai condotto: riguarda la bellezza di 9.993 specie attualmente esistenti e ha integrato una prospettiva microecologica con una macroevolutiva.Nella sostanza, lo studio, che si è avvalso di dati genetici, geografici e storici, mostra come questo gruppo di animali abbia attraversato


La rivista Nature pubblica online lo studio più approfondito e più preciso sull’evoluzione, la filogenesi e la diversificazione degli uccelli mai condotto: riguarda la bellezza di 9.993 specie attualmente esistenti e ha integrato una prospettiva microecologica con una macroevolutiva.

Nella sostanza, lo studio, che si è avvalso di dati genetici, geografici e storici, mostra come questo gruppo di animali abbia attraversato un periodo di intensa diversificazione da circa 50 milioni di anni or sono al giorno d’oggi. Questa ‘accelerazione evolutiva’ è dovuta in parte alla radiazione adattativa di alcuni importanti gruppi di uccelli, come gli oscini (un sottogruppo dei passeriformi), i piciformi (un gruppo variegato contenente, tra gli altri, picchi e tucani) e i caradriformi (il gruppo di gabbiani e scolopacidi), guidata dall’origine di alcuni importanti tratti anatomici e/o comportamentali che hanno permesso lo sfruttamento di un range di habitat sempre più esteso.

Dal punto di vista geografico, sono Nordamerica, Asia e Sudamerica i continenti teatro dei più recenti ed importanti fenomeni di ampia diversificazione di specie. In generale, i risultati indicano basse differenze nel tasso di diversificazione in funzione della latitudine, fatto che stride con l’enorme variabilità nella biodiversità che si riscontra tra i poli e i tropici. La presenza di un maggior numero di specie, si ipotizza, a basse latitudini sarebbe legata ad una maggiore antichità degli ambienti a ridosso dell’equatore piuttosto che ad un diverso livello di speciazione.

Infine, coerentemente con le ipotesi formulate, nelle isole il tasso di diversificazione è stato mediamente più rapido che nei continenti, differenza da imputarsi prevalentemente alle specifiche condizioni microecologiche che vi si trovano.

Andrea Romano


Riferimenti:
W. Jetz, Thomas, G. H., Joy, J.B., Hartmann, K. & A.O. Mooers. The global diversity of birds in space and time. Nature, October 31, 2012
Immagine: Credit: W. Jetz et al., Nature (2012)