Un altro Homo in Asia?

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Aumentano le evidenze di lignaggi evolutivi multipli di ominidi arcaici in Asia. Ma nuove ricerche sono necessarie

La paleoantropologia del XX secolo ha stabilito la lunga persistenza di Homo erectus nel Pleistocene in Asia, in particolare nei territori di Giava e Cina. Nonostante la notevole diversità della morfologia dei fossili associati ad H. erectus, che ha fatto pensare all’esistenza di un cline latitudinale, studi recenti hanno evidenziato la presenza di un numero crescente di fossili di ominidi a supporto di differenze regionali e cronologiche della diversità di specie di Homo arcaico nell’Asia orientale. Queste osservazioni hanno suggerendo la possibilità dell’esistenza di altre specie coeve di Homo asiatiche, oltre a quelle ormai già note, come H. floresiensis e l’uomo di Denisova.

 

In questo contesto si inserisce uno studio condotto da ricercatori di Taiwan e giapponesi che, descrivendo la recente scoperta di una mandibola di Homo arcaico a Taiwan (Penghu 1), aumenta le evidenze citate. Penghu 1 è stato dragato da una rete da pesca ad una profondità tra i 60 e i 120m nel canale sottomarino Penghu, a 25 km al largo della costa occidentale di Taiwan, insieme a altri vertebrati fossili conosciuti come la “Penghu fauna” del Medio/Tardo Pleistocene. Il canale ha fatto parte del continente asiatico durante gli episodi di bassi livelli del mare durante il Pleistocene. Visto che il contesto stratigrafico del fossile è sconosciuto, l’età di Penghu 1 poteva essere determinata solo con analisi degli oligoelementi e morfologiche dei campioni ossei. I risultati ottenuti, pubblicati su Nature Communications, indicano che Penghu 1 risale a meno di 450 mila anni fa, e molto probabilmente a un periodo compreso tra 190 e 10 mila anni fa.

 

Le analisi morfologiche mostrano che Penghu 1 presenta un mosaico di affinità con le mandibole arcaiche di H. erectus provenienti da diverse regioni, ma anche alcuni caratteri di unicità nella fila di denti anteriori e nell’estremamente grande ed inconsueta morfologia della radice dentaria M2. Penghu 1 è più simile ai fossili provenienti dalla platea continentale Hexian (città della Cina meridionale), anche se le loro affinità tassonomiche non possono essere determinate con esattezza senza un ulteriore studio comparativo e la di scoperta di fossili supplementari nel canale di Penghu.

 

I fossili di Hexian sono stati convenzionalmente assegnati a H. erectus, ma i suoi denti grandi e spessi ed il corpo mandibolare, insieme ad evidenze di unicità a livello cranico, determina l’esigenza di un ulteriore esame delle relazioni evolutive con i fossili di H. erectus presenti a Giava e in Cina settentrionale. In questo contesto, è difficile per i ricercatori determinare a quale delle specie del genere Homo appartenga la mandibola ritrovata a Taiwan. L’osservazione più sorprendente deriva dalla testimonianza inaspettata di sopravvivenza di grandi denti e mandibole di elevato spessore, molto probabilmente oltre 190 mila anni fa. Data la difficoltà di datazione della mandibola, esistono diverse ipotesi per interpretare questo ritrovamento, alcune delle quali suggeriscono la sopravvivenza di lignaggi evolutivi multipli di ominidi arcaici nell’Asia continentale durante il medio-tardo Pleistocene prima della comparsa di H. sapiens nella regione, datata circa 50 mila anni fa. Come sempre accade nella scienza, futuri studi saranno fondamentali per dirimere la faccenda.

 

Riferimento bibliografico:
Chang et al., 2014. The first archaic Homo from Taiwan. Nature communications, pp. 1-8. DOI: 10.1038/ncommons7037.

Credit image: Y. Kaifu