Una nuova ipotesi sull’evento che ha dimezzato gli uomini del Neolitico

Un nuovo studio ha fatto luce sul drastico crollo della popolazione maschile nel Neolitico con conseguente perdita della diversità genetica del cromosoma Y, individuando come causa le disastrose guerre avvenute tra i clan dell’epoca

Circa 7000 anni fa la diversità genetica umana crollò drasticamente. La peculiarità sta nel fatto che questo collasso genetico ha riguardato solo il cromosoma Y. Uno studio pubblicato su Nature Communications da un gruppo di ricercatori della Stanford University ha proposto un’interessante ipotesi su cosa può essere accaduto agli uomini del Neolitico.

Il collasso genetico avvenuto durante il Neolitico nelle diverse popolazioni del Vecchio Mondo (Africa, Europa, Asia), conosciuto anche come “collo di bottiglia del cromosoma Y”, è stato un mistero fin dalla sua scoperta, avvenuta nel 2015. Le spiegazioni per un crollo così improvviso potrebbero essere molteplici ma non si spiega come catastrofi naturali o epidemie possano aver agito selettivamente sul sesso maschile, escludendo quello femminile.

Secondo alcune evidenze archeologiche e alcune teorie formulate dagli antropologi, in quel periodo le popolazioni umane erano strutturate in società patriarcali formate da gruppi di individui imparentati tra loro e tra i diversi clan era presente una forte rivalità per conquistare il comando dell’intera tribù. Sono stati numerosi gli studi di genetica di popolazione che, prendendo in considerazione corposi dataset di sequenze di DNA di individui di sesso maschile, hanno confermato il “collo di bottiglia del cromosoma Y”, suggerendo un drastico declino della popolazione maschile avvenuto intorno al 5000 a.C.. Secondo i ricercatori di genetica di popolazione, è stato un collasso talmente estremo che è come se ci fosse stato un uomo solo ogni 17 donne.

Per spiegare questa disparità tra popolazioni maschili e femminili di quel periodo, gli autori hanno formulato un’ipotesi che si trova in accordo sia con le teorie formulate dagli antropologi, sia con gli studi di genetica di popolazione. Grazie all’uso di modelli matematici, i ricercatori hanno ipotizzato che alla base del collasso genetico maschile ci sia stato un evento di tipo sociale: violente e sanguinose guerre tra i diversi clan che hanno portato allo sterminio di migliaia di individui di sesso maschile. Si stima che la popolazione maschile sia passata da 20 milioni a circa 10.5 milioni di uomini, una riduzione che non è avvenuta nella popolazione femminile perché, secondo gli antropologi, le donne venivano catturate come trofeo di guerra dai clan vincenti.

L’idea di questo studio è nata da Tian Cheng Zen, uno studente di sociologia di Stanford che, dopo essersi documentato sul “collo di bottiglia del cromosoma Y”, ha condiviso la sua ipotesi con il compagno delle superiori Alan Aw, adesso studente alla Stanford in scienze matematiche e computazionali. Con la supervisione del professor Marcus Feldman, sono riusciti ad arrivare a questa spiegazione che finalmente chiuderebbe il cerchio attorno al misterioso collasso genetico avvenuto nelle popolazioni maschili del Neolitico.

Questo studio, nato da una collaborazione tra studenti universitari appartenenti a differenti discipline accademiche come sociologia, matematica e biologia, è un esempio evidente di come un approccio inter-disciplinare alla ricerca possa aiutare a fare luce sul ruolo che la cultura ha avuto nel modellare l’evoluzione umana.


Riferimenti:
Tian Chen Zeng, Alan J. Aw, Marcus W. Feldman. Cultural hitchhiking and competition between patrilineal kin groups explain the post-Neolithic Y-chromosome bottleneckNature Communications, 2018; 9 (1) DOI: 10.1038/s41467-018-04375-6

Immagine: By Nk [Public domain], from Wikimedia Commons